Sicurezza
Il giorno della rinascita: ristoranti e bar tornano a servire i clienti all'interno
Si rivedono i turisti in centro, c'è tanta voglia di tornare prima possibile alla normalità
LUCCA. C'è voglia di ripartire. Di tornare a vedere i locali pieni di gente seduta al tavolo. Di riassaporare un po'di quella libertà che tanto ci manca, in attesa del ritorno alla normalità che si spera non debba essere così lontana. Da oggi, martedì 1 giugno, bar e ristoranti potranno servire i clienti al banco e ai tavoli interni dei locali. Ovviamente nel rispetto delle norme anticovid, garantendo la sicurezza e permettendo l'ingresso al numero di persone consentito dagli spazi.
«Ben vengano le nuove regole - dice Marianna Tanasi, cuoca del ristorante "Il Tabarro" in piazza del Giglio - ma sarebbe stato meglio introdurle un mese fa, visto che a maggio ha piovuto molto spesso e di gente che aveva voglia di pranzare all'aperto non ce n'era così tanta. Abbiamo perso tempo e denaro. Siamo comunque fiduciosi - aggiunge - anche perché notiamo l'arrivo dei primi turisti, prevalentemente tedeschi, che ci fa ben sperare per la stagione estiva».
Per il ristorante "Il Cuore" di via del Battistero la riapertura degli spazi interni è un'ottima opportunità per riprendere a lavorare, visto che all'esterno può contare soltanto su una ventina di coperti, mentre nelle salette interne potrà ospitare fino a cinquanta persone. «Finalmente possiamo riprendere da dove eravamo rimasti, sperando di lasciarci alle spalle questo incubo durato oltre un anno», è il commento della titolare, Cristina Lelli, e del responsabile di sala, Renato Rossi, che lavora al Cuore da oltre vent'anni. «Ci vorrà del tempo per recuperare lunghi mesi di chiusura - aggiungono - ma siamo certi che ce la faremo, anche perché dal 15 giugno potremo riprendere l'attività di catering».
Un sospiro di sollievo arriva anche da Roberto Bertolucci del risto-bar "Il caffè" in corso Garibaldi che, comunque, denuncia la scarsità di aiuti da parte dello Stato. «Una presa in giro - afferma - visto che con ciò che ho ricevuto non sono riuscito a pagare neppure un paio di mesi di affitto. Adesso si riparte ma, per rimediare ai danni subiti e salvare l'azienda che quest'anno ha fatturato il 50 per cento in meno rispetto agli anni precedenti, sarò costretto a fare lavoretti extra. Per fortuna che la nostra è un'attività a conduzione familiare e non devo pagare dipendenti, altrimenti potrei chiudere».
È ottimista Antonio Zingale, titolare del bar Frastuka, all'interno della libreria Mondadori che tratta prodotti della sua Sicilia e tipicità al pistacchio di Bronte, la città in provincia di Catania da cui si è trasferito alcuni mesi fa insieme alla moglie che insegna a Lucca. «Aspetto i turisti - dice - poiché finora ho lavorato poco, considerando che non ho spazi all'esterno. Ma da oggi posso ospitare i clienti in questo scrigno di architettura di palazzo Cenami che spero sia un richiamo anche per i lucchesi».
Finora Daniele Giusti e Simona Lucchesi dell'Antica Drogheria di via Elisa, si sono dovuti arrangiare con l'asporto, nell'attesa di una risposta positiva (arrivata solo pochi giorni fa) sulla possibilità di ripetere l'esperienza dello scorso anno e posizionare alcuni tavoli all'aperto, in uno spazio adiacente al loro locale. «Almeno così ci è permesso lavorare - commentano - considerando che gli stranieri preferiscono mangiare fuori, indipendentemente dal fatto che gli ambienti interni siano climatizzati».
Continueranno a servire i clienti anche ai tavoli nel chiostro del mercato del Carmine Monica Marcone e il marito Ernesto Caiazzo del bar del Sole, «ma - dicono - nel locale è un'altra cosa. C'è più intimità ed è sicuramente più facile intrattenersi con gli amici. Si viene al bar non soltanto per fare colazione, ma soprattutto per stare in compagnia. È questo che è mancato ai nostri clienti e anche a noi che riteniamo fondamentali i rapporti umani».
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