La manifestazione
Confermato il sequestro di 2,4 milioni di euro
Indagine per bancarotta: imprenditore di Orentano chiedeva la revoca per la parte eccedente il passivo fallimentare
ALTOPASCIO. No della Cassazione alla revoca parziale del sequestro di circa 2,4 milioni di euro bloccati dal Tribunale di Lucca nell’ambito di un’indagine per bancarotta innescata dal fallimento non ancora chiuso di una società di materie plastiche con sede ad Altopascio.
Il ricorso dell’imprenditore Eugenio Barbieri, 73 anni, di Orentano, è stato rigettato dalla Suprema Corte che ha confermato l’ordinanza firmata nel settembre scorso dal Tribunale lucchese.
la vicenda
È una storia complicata, come lo sono spesso quelle in cui si deve stabilire la responsabilità di un default.
Di sicuro nel 2016 ci sono stati i sequestri a carico di Barbieri accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale per il fallimento nel 2013 della Stamplast Srl.
Scrive la Cassazione che è «un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca avente ad oggetto, per la parte dei beni qui di interesse, una polizza acquistata dal Barbieri con denaro riveniente dalle casse della società e di sequestro preventivo d’urgenza avente ad oggetto la somma di euro 2 milioni e 350mila euro, esistenti sul conto corrente intestato a Barbieri Nicola (figlio, ndr) acceso presso la Bcc di Cambiano, rivenienti sempre dalle casse societarie».
L’imprenditore dopo i rifiuti ricevuti a Lucca si è rivolto alla Suprema Corte. Secondo l’ordinanza il valore dei beni sequestrabili è di quattro milioni di euro (comprensivi anche del valore dei beni non oggetto di istanza di dissequestro).
«Il Tribunale, difatti, avrebbe dovuto, da un lato, fondare la propria determinazione sull’entità del vantaggio economico lucrato suscettibile di ledere in concreto il bene giuridico tutelato dalla fattispecie di bancarotta distrattiva. La procedura fallimentare è ancora in corso e la procedura risulta oramai aperta da anni e in essa il passivo è oramai consolidato – era la tesi di Barbieri –. Essendo stato accertato, nella procedura fallimentare, un passivo di 837.546 euro inferiore al valore dei beni di cui si è chiesto il dissequestro (oltre 2,4 milioni), l’eccedenza avrebbe dovuto essere restituita all’istante».
La tesi della corte
Il ragionamento dell’imprenditore Eugenio Barbieri è stato respinto dagli ermellini secondo i quali «non vi è spazio alcuno per la prospettazione difensiva secondo cui la pericolosità dei beni sequestrabili andrebbe parametrata all’entità del passivo, che non ha, invece, alcun rilievo né rispetto alla fattispecie penale della distrazione, che si integra a prescindere dalla consistenza dei crediti accertati in sede fallimentare, né rispetto al sequestro penale strumentale alla confisca facoltativa che non è di certo funzionale alla tutela degli interesse dei creditori».
E i 2,4 milioni dell’imprenditore orentanese restano sotto sequestro. —
Pietro Barghigiani
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