Gioco
Un mazzo di fiori davanti alla casa teatro del delitto
La villetta dei Fontana è sprangata. I vicini sono attoniti Nessuno poteva immaginare un dramma del genere
Barbara Antoni
altopascio. Sulla porta di ingresso, sulla saracinesca e sui due cancelli, i cartelli dell’autorità giudiziaria. La villetta al civico 17 in via Fermi è stata posta sotto sequestro.
Davanti al cancello più grande, ieri verso mezzogiorno l’amministrazione comunale di Altopascio ha deposto un mazzo di fiori delicati, sulle tonalità del bianco e del rosa pallido.
I fiori sono l’unico segno di passaggio di persone davanti alla casa dei Fontana nelle ultime ore: la villetta è completamente vuota, le imposte chiuse, il giardino si mostra come un luogo abbandonato in fretta, con i due tavolinetti rossi e le seggioline a misura di bambino rimasti lì, in una collocazione casuale.
Alla destra della porta d’ingresso, quella madonnina di gesso con mantello azzurro racchiusa in una nicchia sembra evocare una pace che non c’è: dopo la tragedia di venerdì 28 maggio di cui è stata teatro, la casa è deserta.
Al suo interno Luigi Fontana, muratore di 54 anni, nel primissimo pomeriggio di venerdì ha ferocemente ucciso a coltellate la moglie Maria Carmina (per tutti Carmela) Fontana (i coniugi hanno lo stesso cognome), cinquant’anni appena compiuti.
Intorno alla casa, ieri, il silenzio più assoluto. I rari vicini che si affaccendano in lavoretti di pulizia fuori dagli edifici sono di poche parole.
I coniugi Fontana li conoscevano? Sì, ma come persone con cui avevano un rapporto di buon vicinato, buongiorno e buonasera poco più. Spiegano che Carmela era una persona gentile ed educata e Luigi come lei. Come altri avevano già testimoniato il giorno stesso dell’assassinio di Carmela. Ma dentro le mura della casa quella gentilezza c’era ancora? Nessuna risposta arriva.
Un vicino, il più prossimo alla villetta dei Fontana, sente il campanello suonare e si affaccia alla finestra. Piange. «Si immagini come dobbiamo sentirci, dopo venti anni che viviamo accanto a una famiglia. Ma di tutto quello che è stato scritto di questa tragedia, sui giornali cartacei e online, niente corrisponde alla verità». E richiude.
L’uccisione di Carmela ha lasciato tutti senza parole. Lei era conosciuta come una donna riservata, sorridente, cui piaceva leggere e almeno due volte a settimana si recava alla grande edicola in via Gavinana per acquistare giornali.
La vita di Carmela, che aveva lasciato il suo lavoro dipendente nel commercio, era la casa, il marito, i figli (Maria Tesera e Nicola). Non risulta che la donna si fosse rivolta a un centro antiviolenza del territorio per raccontare di essere vittima di violenze fisiche o psicologiche, dal marito.
Il suo femminicidio è un duro colpo anche per chi opera contro la violenza sulle donne: cosa fare ancora di più, oltre a un pesante lavoro quotidiano su più fronti per far arrivare i messaggi alle vittime di aprirsi e raccontare, di non rimanere sole?
Dopo la tragedia, i figli di Carmela Fontana si sono chiusi nel loro dolore senza fine. Sono circondati da persone care che si prendono cura di loro e hanno deciso di non parlare con la stampa. —
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