Sicurezza
Morto Fontana, il pediatra dei capannoresi
Ucciso da un malore a 72 anni mentre pedalava in compagnia di amici. Era stato consigliere comunale della Dc
Luca Tronchetti
CAPANNORI. Se n’è andato in punta di piedi, com’era nel suo stile, in un bella giornata di sole mentre in sella alla sua bicicletta da corsa e con gli amici di sempre percorreva un tratto di strada già attraversato decine e decine di volte. Quel suo cuore generoso, che nella vita professionale e personale ha messo a disposizione di migliaia e migliaia di bambini, lo ha tradito all’improvviso. Inutili i soccorsi e i tentativi di rianimarlo. Alle 17 di ieri pomeriggio Giuseppe Fontana, 72 anni, il pediatra di tutti i capannoresi, andato in pensione dal 28 febbraio 2019, è morto in seguito a un malore fatale che lo ha stroncato in località Colognole nella zona di San Giuliano. Una vita al servizio dei più deboli, quella del medico gentile che dagli anni Settanta sino a 24 mesi fa si è dedicato alla cura dei bambini sin dalla loro più tenera età. Un pediatra di famiglia d’altri tempi, Fontana. Uno che a tutte le ore, estate e inverno, si dedicava ai suoi piccoli pazienti. Conosceva i loro nomi, sapeva prenderli sempre nel verso giusto usando a volte la pazienza, a volte la fermezza a seconda delle circostanze. Le mamme con quel pediatra si sentivano al sicuro. E non era inusuale vederlo nel cuore della notte arrivare con la sua auto sotto l’abitazione di un bambino ammalato, salire le scale e visitarlo nel suo lettino con i genitori ad assistere alle operazioni in religioso silenzio. In quegli anni, e almeno sino ai primi anni Duemila, la prescrizione telefonica di farmaci (anche di base) non rientrava nei canoni della sua coscienza. I suoi ambulatori – prima a Capannori e poi sul viale Europa a Lammari con i colleghi Iacopetti e Vierucci – erano colorati, caldi a accoglienti. C’era la vecchia bilancia, le farfalle appese, i peluche e i “chicchi” da dispensare ai piccini bravi e a quelli che facevano le bizze. Era nato per fare il pediatra e quando a 14 anni lasciava i suoi piccoli pazienti il distacco non era mai definitivo. Perché molti di loro, anni dopo, tornavano a trovarlo: magari dopo aver preso il diploma, la laurea o in compagnia del fidanzato o della fidanzata. E quello per Giuseppe Fontana era il più bello degli attestati e dei riconoscimenti. Amava la pipa, il papillon, i vestiti classici, ma le sue grandi passioni erano la Juventus e la bicicletta. Tifava per la Vecchia Signora in modo viscerale. La partita dei bianconeri era l’unico momento in cui non dovevi disturbarlo. Soffriva come se fosse lui in campo per la squadra del cuore. E poi la bicicletta. Ieri mattina con la solita comitiva composta da una decina di amici era partito e dopo aver fatto tappa al Gabbro nel Livornese aveva pranzato a Calambrone. Nel primo pomeriggio la partenza del gruppo per rientrare a Capannori. Ma a casa il pediatra non è mai arrivato. I suoi amici lo hanno visto cadere nel fosso all’improvviso senza un lamento, senza una richiesta di aiuto. Una morte fulminante.
Addio medico gentile, il tuo sorriso luminoso mancherà a tutta la comunità. —
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