Il Tirreno

Lucca

L’intervista 

«Immunità di gregge entro Natale se tutti accettiamo di fare il vaccino»

Gian Ugo Berti
«Immunità di gregge entro Natale se tutti accettiamo di fare il vaccino»

L’équipe del dottor Bacci ha vaccinato tutti gli over 80 «Il Covid può essere sconfitto soltanto in questo modo»

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Gian Ugo Berti

castelnuovo. Una squadra anti – Covid ben organizzata ed entro aprile tutti gli ultra ottantenni sono stati vaccinati. Una medicina di gruppo, con cinque medici, tre assistenti di studio e un’infermiera, tanta buona volontà ed un traguardo importante è stato raggiunto. Gli altri verranno a seguire, mentre cresce la fiducia nei confronti dei vaccini.

Succede a Castelnuovo Garfagnana, dove Claudio Bacci, medico di base ha pensato che la migliore medicina con il Covid sia quella di agire insieme e coordinati.

Il percorso sarà ancora lungo e non è escluso che siano necessarie altre somministrazioni vaccinali nel futuro che verrà, comunque c’è speranza di un Natale sereno.

Quale episodio l’ha particolarmente colpita come persona e medico durante la pandemia?

«Sono molti gli episodi, ma sicuramente i più significativi sono quelli legati ai pazienti che hanno necessitato di ricovero in ospedale. Le telefonate ai colleghi ospedalieri (sempre disponibili ed efficienti), per conoscere la situazione degli assistiti sicuramente condizionano tutta la giornata. I pochi casi finiti purtroppo male lasciano un segno indelebile anche in noi curanti. Altrettanto grande è la gioia quando un paziente guarisce».

Quanto è esteso il suo territorio? Quanti pazienti segue?

«Ho più di 1.500 assistiti, principalmente nel comune di Castelnuovo ma anche in altri comuni della Garfagnana, alcuni in frazioni montane».

A che punto è la vaccinazione?

«Lavoro in una medicina di gruppo, con altri quattro medici, tre assistenti di studio e un’infermiera. Questa organizzazione ci ha permesso di effettuare la seconda dose a tutti gli ultraottantenni (esclusi i pochi che hanno rifiutato la vaccinazione) alla fine di aprile. In questi giorni si sta attuando l’accordo dei medici di medicina generale con la Regione Toscana per eseguire la vaccinazione presso i nostri studi anche verso altre fasce di pazienti, e ovviamente siamo a disposizione anche per questa ulteriore fase del programma vaccinale regionale».

Si calcola che il 30 per cento dei cittadini toscani abbia dubbi, a vario titolo, sulla vaccinazione in genere, sui singoli prodotti. Anche nel suo territorio c’è questo livello di perplessità?

«Purtroppo sicuramente i pochi casi dubbi di effetti collaterali importanti hanno condizionato la campagna vaccinale insieme al dilemma della fornitura delle dosi. La farmacovigilanza su questi vaccini è molto intensa e può succedere che cambino indicazioni e bugiardini. Ma parliamo sempre di rischi infinitesimali. Evidenziare, come fanno alcuni media, in maiuscolo e grassetto questi rischi, quando abbiamo ancora più di cento morti giornalieri per la malattia, può fare danni incalcolabili. Nei Paesi più avanti di noi nella vaccinazione, che hanno usato gli stessi vaccini nostri, i deceduti si sono ridotti in maniera eccezionale, e anche i primi dati nel nostro Paese sono estremamente incoraggianti. Quando non avremo morti, il Covid sarà come un’influenza. Ma ogni persona che rinuncerà al vaccino che gli viene proposto mette a repentaglio la sua vita e in parte quella degli altri. Comunque negli ultimi giorni mi pare che la riluttanza anche nei confronti dei vaccini a vettore virale si stia per fortuna riducendo».

Avremo comunque un Natale sereno?

«Credo proprio di sì, perché riusciremo a raggiungere l’immunità di gregge legata alla vaccinazione. Quando i decessi e i ricoveri in terapia intensiva saranno vicini a zero, il peso del virus sarà infinitamente minore. I buoni comportamenti di igiene che abbiamo adottato (non andare a lavoro o scuola quando siamo malati, lavarsi sempre le mani, rispettare il distanziamento quando ci viene consigliato) ci aiuteranno in futuro a prevenire anche altre malattie respiratorie. Dovremo leccarci comunque ferite lasciate dalla pandemia, soprattutto dal punto di vista sociale ed economico. Spero veramente in una buona gestione socioeconomica del dopo pandemia, questo nuovo dopoguerra, con un rinnovato ottimismo, soprattutto per chi ha perso il lavoro e per i giovani e giovanissimi, che hanno sofferto più di altri le ristrettezze imposte da questo assurdo periodo». —

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