Italia
Il parrucchiere Ernesto compie i “primi” ottanta
Da sessantasette anni ogni mattina va al lavoro con energia sempre rinnovata. Dal suo negozio è passata la storia, ma anche tanti vip della politica locale
LUCCA. Ottant’anni e non sentirli. Per Ernesto Bianchi, il barbiere dei lucchesi, la vita ricomincia ogni mattina quando entra nello storico negozio di via Mordini (ex via Nuova) che dall’aprile del 1967 resiste al tempo e alle mode. Un locale diventato un punto d’incontro per i lucchesi da tre-quattro generazioni. Oggi per il parrucchiere più longevo è un giorno speciale. Compie ottant’anni, ma non ha affatto intenzione di attaccare al chiodo il pettine o il rasoio: «Qualche anno fa avevo in testa l’idea di smettere proprio il 28 maggio 2021, ma oggi mi è passata la voglia e invece di lasciare ho deciso di se non di raddoppiare almeno di proseguire», dice con il consueto buonumore che è il suo marchio di fabbrica.
Ad animarlo è una passione per il suo lavoro che parte dall’infanzia e prosegue. Non c’è pandemia o malattia che tenga per il popolare Ernesto. «Sono in contatto con le persone da quando avevo dodici anni e questa attività non mi ha mai pesato. Mi piace, mi appassiona e non la cambierei per nulla al mondo. Ho tentato di coinvolgere i miei nipoti Marina e Marco, ma non c’è niente da fare. Studiano entrambi e vogliono fare l’architetto o l’ingegnere e dal barbiere ci andranno solo come clienti»..
Don Camillo e Peppone
Bianchi inizia nel luglio del 1953, dopo aver compiuto il dodicesimo anno di età, nella barberia di zio Alfredo e assieme al cugino Giovanni in località Fontananuova a Gragnano (Capannori). «Dopo la guerra l’aveva aperta mio padre Giuseppe con suo fratello – racconta – ma poi lui si mise a fare il contadino e il negozio rimase a mio zio. Appena presa la licenza elementare mi venne assegnata una delle tre postazioni nel negozio. Per me era un sogno che si realizzava. Lavoravo sino a tardi, animato da una passione che oggi vedo di rado. In quegli anni andava di moda il taglio dei capelli alla “Umberta” che prendeva il nome da Re Umberto, giovane uomo alto e prestante coi capelli corti, pettinati all'indietro e lisciati dalla brillantina. Non c’era molta scelta: dagli adulti ai ragazzi il taglio era quello. A me toccavano gli under 20, le persone in vista erano competenza di mio zio». Nella barberia si lavorava anche la domenica. Sport e politica erano gli argomenti più dibattuti e i clienti ogni tanto si accapigliavano per imporre il loro campione delle due ruote o della boxe: «Ai quei tempi era ancora viva la rivalità tra tifosi di Fausto Coppi e Gino Bartali e nel pugilato si commentavano le imprese del pugile americano Sugar Ray Robinson. Il calcio in quel frangente post bellico era al terzo posto». Ma la domenica mattina si animava quando nella barberia entravano due personaggi che monopolizzavano la scena politica del Capannorese: il sindaco democristiano Adolfo Lucchesi e il capo dell’opposizione comunista Merano Bernacchi: «Sembrava di assistere a tribuna politica. A volte si formava un capannello di gente che ascoltava, annuendo o dissentendo, le arringhe dei due leader locali. C’era ervore, ma alla fine i due lasciavano i loro posti restando delle loro opinioni, con una stretta di mano».
L’approdo a Lucca
Nel 1960 lascia Gragnano (dove Ernesto ancora risiede con la moglie Maria Grazia Piacentini) e si sposta a Lucca, alla barberia dei bagni pubblici comunali: «C’erano due parrucchieri: Giancarlo Paoli e Vittorio Morittu, lucchese d’adozione con il padre carabiniere. Ma il primo cambiò mestiere e si mise a fare il callista e io potei prendere il suo posto». Dopo il servizio di leva prima a Palermo e poi a Bolzano il barbiere decide di mettersi in proprio e il 20 maggio 1967 apre il negozio di via Nuova: «Avevo 26 anni ed era il momento giusto per mettersi in proprio. Il primo collega è stato Silvio Sarini. Era bravo, ma forse non aveva dentro il sacro fuoco e qualche anno dopo lasciò il negozio per un posto in Ferrovia». Così nel 1970 ecco che entra nella vita di Ernesto quello che sarà poi il socio, l’amico e inseparabile compagno di lavoro: Luciano Lazzareschi da Tempagnano: «Il primo gennaio 1974, la Barberia Ernesto si trasforma in “Barbiere Ernesto e Luciano”. Gli anni Settanta e Ottanta furono un periodo di lavoro intenso. A volte c’era la fila fuori dal negozio. Era il periodo dei capelloni e anch’io mi ero adeguato alla moda. Dal 1969 al 1980 tutti portavano i capelli lunghi anche sopra le orecchie, la barba e i baffi. Oggi sono tornate di moda le barbe lunghe e curate, mentre i capelli sono a spazzola o rasati più o meno come al tempo in cui ho iniziato la mia attività».
I clienti
Da “Ernesto e Luciano” venivano a farsi i capelli i notabili della città: “Clienti fissi l’ex sindaco Piero Baccelli e la sua famiglia e l’onorevole Piero Angelini, ma un po’ tutti gli esponenti politici dell’arco costituzionale lucchese. Oggi serviamo con piacere il sindaco Alessandro Tambellini. Tra gli sportivi il più celebre è Mario Cipollini. Il più affezionato? Il caro avvocato Di Puccio che ogni mattina passava dal nostro locale per darsi una sistemata». In quasi settant’anni di attività il lavoro di barbiere è cambiato: «Non c’è solo il gel che ha preso il posto della brillantina: è la cura del look che è diventata più attenta e i clienti sono diventati più esigenti. Da oltre trent’anni in negozio c’è anche una delle mie figlie, Diana Marina (l’altra è Silvia, ndr), pronta a recepire gusti e attitudini dei più giovani. Traggo nuova linfa dalle telefonate che ricevo da tanti clienti che mi chiamano e vogliono essere serviti da me. E non sono soltanto nostalgici del classico. Perché, e lo dico con una punta di civetteria, se me lo chiedono sono capace anche di eseguire acconciature punk».
Le passioni
Oltre al lavoro l’altra passione di Ernesto Bianchi è il ciclismo: per trent’anni e trecento gare è stato direttore di corsa nelle gare giovanili in Toscana: «Ho visto crescere campioni come Nibali e UIissi organizzando campionati Esordienti e Allievi. Tra i fiori all’occhiello il campionato italiano a San Salvatore di Montecarlo, i campionati allievi toscani e la tradizionale Coppa Cei. Il mio campione preferito? L’ultimo corridore a cui mi sono appassionato è stato Beppe Saronni. Il calcio mi piace e sono sempre stato simpatizzante dell’Inter specie di quella di Angelo Moratti con quella formazione che, a distanza di oltre 50 anni, recito ancora a memoria e che inizia con Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri e Picchi. Cosa farò oggi? Vado in barberia. Domenica invece con una quarantina tra amici e parenti festeggerò i miei primi ottant’anni al ristorante Canapino di Marlia».
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