La manifestazione
Altre iniziative se il dialogo non riparte
Luigi Spinosi
LUCCa. Nuova manifestazione ai cancelli della Fabio Perini, l’azienda del Gruppo Körber specializzata nella produzione di macchinari per l’industria cartaria che conta oltre 450 dipendenti nella sede lucchese. Motivo del contendere il contratto integrativo con la trattativa per il rinnovo che si è fermata, improvvisamente. Così, ieri mattina, un folto gruppo di lavoratori si è ritrovato ai cancelli dello stabilimento, ma senza entrare in azienda. Non prima che fossero passate le due ore previste di sciopero. Presente sul posto Massimo Braccini della Fiom Cgil, che con Michele Folloni e Bruno Casotti della Fim Cisl segue la vicenda Perini: «Adesso che ci sono i segnali di una ripresa eravamo certi di procedere con il rinnovo del contratto». E su questo nei primi tre mesi di tavoli era stata riscontrata anche la disponibilità dell’azienda. Però, dopo un avvio costruttivo, sul confronto sulla parte economica tutto si è fermato per la distanza su una serie di questioni.
A illustrare la situazione l Carlo Iozzi, Gino Spicciani, Lorenzo Paganelli e Stefano Andreini, rappresentanti del sindacato interno: «I tavoli per discutere delle richieste di piattaforma in qualche modo sono progredite, affrontando aggiornamenti normativi come smart-working e appalti, poi però arrivati ai primi di maggio sul nodo salariale-economico si è arrestato il tutto. Così, per la prima volta da 25 anni a questa parte ci troviamo a un’interruzione di trattativa per l’integrativo. Una cosa che non era mai successa nemmeno in situazioni più critiche di quella attuale».
«È soprattutto sulla parte salariale collettiva – riprendono i sindacati – che si è rilevata una risposta aziendale non idonea, nonostante la mediazione già operata rispetto alle richieste iniziali, insieme a delle novità portate dalla Perini sui trattamenti di trasferta e meccanismi di premio risultato ritenuti da noi non soddisfacenti. Ci vengono a parlare di incertezza per il futuro, ma l’incertezza è un elemento che è sempre presente e in ogni attività. Siamo consapevoli di una situazione di mercato che non è stellare, ma che non ha nulla a che vedere con determinate prospettive, come per esempio nel 2013, quando fummo interessati da una pesante ristrutturazione solo due anni dopo il penultimo rinnovo di integrativo, tra l’altro chiuso in linea con le aspettative medie. E poi le prospettive per il 2022 in realtà sono incoraggianti. L’impressione è che la proprietà voglia prendere la sola strada del risparmio».
I motivi sono quelli che già avevano portato a un primo sciopero con presidio il 18 maggio, e che, se niente cambierà, porterà a nuove manifestazioni («Ma noi siamo pronti a fermare tutto subito e a sederci a un tavolo se dall’azienda arriva la disponibilità a trattare»). È in tutto questo si inserisce anche un’amarezza di fondo, quella di non vedersi riconosciuti i sacrifici fatti nel momento più duro, quando in piena pandemia i lavoratori non si sono fermati: «Non è stato facile, anche da un punto di vista psicologico continuare a lavorare in quella situazione – riprendono i delegati – eppure chi, per le proprie mansioni non poteva lavorare, in smart working, ha dato comunque il massimo, com è stato riconosciuto dalla dirigenza. E pensavamo che, con tutti i grazie ricevuti l’azienda avrebbe potuto ricambiare in sostanza per riconoscerci il sacrificio fatto. Invece su questo ci siamo scontrati a più riprese in quanto in Perini Koerber contano più burocratiche contabilità che un riconoscimento al lavoro mediante sconto sulle ore da restituire. Un comportamento che riteniamo non lineare e non proporzionato vista la rapidità con cui la stessa ha reso disponibili grosse risorse per altre azioni, senz’altro importanti, sul fronte della sicurezza e tutela dei lavoratori nel periodo della pandemia». —
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