Il Tirreno

Lucca

il ricercatore 

Per difendersi gli allevatori devono imparare dal passato

Luigi Spinosi

Secondo Antonio Felicioli dell’Università di Pisa  i pastori sono rimasti spiazzati dal ritorno di una minaccia che sembrava ormai lontana

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GARFAGNANA. La natura si sta riprendendo un po’ del suo spazio, e questo processo ha comportato anche il ritorno del lupo, con tutte le paure, in parte giustificate, in parte immaginarie, che questo comporta. E l’unica strada da percorrere è quella della convivenza.

Questo il parere di Antonio Felicioli, ricercatore dell’Università di Pisa. Che si tratti di lupi puri, oppure di incroci, il discorso cambia poco («La specie è sempre la stessa, anche la classificazione uguale, “canis lupus” sia per il cane domestico che per il lupo»). Nel caso si tratti di effettivamente di lupi, ricorda Felicioli, «stiamo parlando di un animale di alto interesse ecologico, di una specie protetta». Quindi eventuali discorsi di contenimento attraverso l’abbattimento «non si pongono nemmeno». Ma allo stesso modo anche la soppressione dei meticci, seppur eventualmente giustificata dalla necessità di tutelare il genoma del lupo puro, si scontra con ragionamenti di tipo etico.

Allora, come possono fare gli allevatori per tutelare le proprie greggi? Imparare dal passato. «Gli antichi pastori – riprende Felicioli – sapevano come difendere i propri animali dagli assalti dei predatori, attraverso il controllo delle greggi e l’uso di cani che erano addestrati alla sorveglianza. Poi, con la riduzione del numero di esemplari di lupo, e il suo arretramento sul territorio, non ci è più posti il problema. Adesso che c’è un bel ritorno a certe condizioni naturali, con i lupi che hanno cominciato a riconquistare spazi, ci si trova di nuovo davanti a un problema antico. Si tratta solo di recuperare le vecchie conoscenze». Insomma non solo recinzioni, ma anche sorveglianza e ricorso ai cani da guardiania per i quali, non a caso, negli ultimi tempi c’è un boom di richieste.

C’è poi un ultimo elemento, quello dell’avvicinamento del lupo ai centri abitati: «Sono secoli che non si registrano aggressioni di lupi ai danni dell’uomo. Quella contenuta nella favola di Cappuccetto Rosso è solo un’allegoria, una metafora per ben altri pericoli. In un remoto passato può essere accaduto qualche episodio, di qualche pastorello aggredito, magari perché indossava delle pelli di pecora. Ma in genere il lupo preferisce evitare l’uomo. Però, a proposito dell’avvicinamento ai centri abitati c’è un altro discorso da fare: il pericolo non è per le persone, ma a rischiare possono essere gli animali domestici, che possono essere visti come preda. E lì non si tratta di una questione economica, quanto piuttosto di un qualcosa dal forte impatti psicologico ed emotivo. E anche in questo caso vale il discorso fatto per le greggi, occorre stare attenti ai propri animali da compagnia ed evitare di esporli a pericoli». —

Luigi Spinosi

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