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Una cittadella dello sport all’Acquedotto L’idea è maturata su un campo da rugby

Luigi Spinosi
Una cittadella dello sport all’Acquedotto L’idea è maturata su un campo da rugby

Dagli spogliatoi ormai fatiscenti è partito il progetto da sei milioni euro per creare un’area destinata a più discipline

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Luigi Spinosi

LUCCa. Una storia racchiusa in una frase: «Il rugby è uno sport da condividere». Pronunciate dal giocatore francese Raphaël Ibañez quelle parole hanno trovato una perfetta corrispondenza su quanto è accaduto, e su quanto potrebbe accadere, sulle sponde del Serchio. È partita infatti dal Rugby Lucca l’idea che ha coinvolto prima gli appassionati di altri sport e poi il Comune. E quell’idea è arrivata in consiglio comunale, sotto forma di progetto – da sei milioni di euro – per realizzare una cittadella dello sport nella zona dell’Acquedotto. Certo, già adesso qua si praticano diversi sport, con i campi del rugby appunto, con i campi in cui si allena la Lucchese, con il diamante del baseball, con le aree del cricket e del croquet, con la pista del modellismo. Insomma, un’area frequentatissima. Ma si tratta una zona che sta subendo le ingiurie del tempo, con impianti a servizio ormai al limite dell’utilizzabile e privi ogni qualsivoglia dotazione infrastrutturale. E parte dalla voglia di rendere quest’area pienamente fruibile e vivibile l’idea. Un’idea nata alcuni anni fa.

«A nostra disposizione – spiega Andrea Marchi, direttore sportivo del Rugby Lucca – abbiamo i campi otto e cinque. Sono campi fantastici, ma non possiamo dire lo stesso degli spogliatoi. Nel 2018, con un gruppo di giovani architetti che frequentano il mondo del rugby, abbiamo elaborato una prima proposta progettuale per il recupero degli spogliatoi. Ma quel progetto cadde: questo perché eravamo in area di golena (ossia una zona compresa tra fiume e argine ndr), e lì non si può costruire nulla».

Non si può costruire nulla di nuovo, ma si può intervenire sull’esistente, ed è qui che parte la seconda parte della storia: «A primavera 2020 – riprende Marchi – abbiamo elaborato una nuova idea progettuale che riguardava l’intera area, compreso il planetario. Un’idea che ha trovato riscontro anche nell’amministrazione comunale, che l’ha accolta con entusiasmo».

Il piano prevede in sostanza il recupero dell’intera area, dando organicità e sistemando i vari impianti sportivi. Ma, soprattutto, dotandoli – attraverso quel planetario in cui non si è mai vista una stella – di un’infrastruttura importante a servizio dell’area: «Ci rendiamo conto che è un progetto importante, si tratta di intervenire su un’area di dieci ettari – riprende Marchi – e a quel punto abbiamo dato vita a una sorta di processo partecipativo». Ed eccola là condivisione di cui parlava Ibañez: «Abbiamo coinvolto le altre associazioni sportive – continua il direttore sportivo del Rugby Lucca – ognuna con esigenze diverse, anche se il problema più grosso per molti è rappresentato dagli spogliatoi. Ne è nato un confronto costruttivo, che è stato aperto anche a quelle associazioni sportive che attualmente non utilizzano quell’impianto. Per esempio il Club Alpino, che è alla ricerca di una sede». L’idea di fondo è di fare del planetario una sorta di palazzo dello sport, nel senso di una struttura a servizio dell’area sportiva. Qui potranno trovare posto le sedi e gli uffici delle società sportive, servizi, magazzini, oltre a poter utilizzare il planetario stesso per attività sportive (palestre, arrampicata e così via), risolvendo così, direttamente o indirettamente, pure il problema spogliatoi. Il progetto infatti deve essere ancora sviluppato nei dettagli, al momento siamo alla fase della fattibilità, quella sufficiente a partecipare al bando governativo di rigenerazione urbana (vedi articolo in basso).

E se quel progetto passerà, quel sogno nato attorno a una palla ovale potrebbe diventare realtà. —

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