La manifestazione
Cento anni fa l’oscura morte di Degl’Innocenti e Giannini
Borgo a Mozzano. Il 22 maggio di cento anni fa il paese di Valdottavo visse una delle pagini più tristi della propria storia con i cosiddetti “Fatti di Valdottavo” che portarono il paese della Media Valle alla ribalta nazionale. Tanto si è detto e scritto su quel tragico episodio in cui trovarono la morte due giovani fascisti lucchesi, Gino Giannini e Nello Degl’Innocenti, ma cosa sia successo con certezza lo sanno solo i testimoni oculari, chi quel giorno e nei giorni successivi era presente.
A un secolo esatto di distanza Gabriele Brunini, appassionato cultore di storia locale, ha voluto raccogliere le varie fonti storiche conosciute su quella giornata che vide la presenza di Carlo Scorza, colui che diverrà l’ultimo segretario del Partito nazionale fascista. Il testo completo redatto da Brunini dal titolo “Il passato rimosso. L’oblio sui fatti della storia: considerazioni sul cosiddetto “Eccidio di Valdottavo” del 1921 ed altro ancora” si può trovare sul sito internet www.gabrielebrunini. it dove sono pubblicate anche alcune fotografie e immagini d’epoca. «Domenica 22 maggio 1921 – scrive Brunini – si tiene a Valdottavo una cerimonia importante al teatro Colombo: la fondazione del Fascio. Un gruppo di fascisti, come usava a quel tempo, arriva dalla città a bordo di un camion. Al termine della manifestazione, il camion riparte alla volta di Lucca. Dopo poco aver passato il ponte della Cèletra l’autocarro viene centrato in pieno da molti massi fatti precipitare dall’alto del monte “Elto”. Un macigno particolarmente grosso, battendo su una roccia sporgente per la china del monte, fa una parabola e piomba sul veicolo. Vi sono due morti, gli studenti universitari lucchesi Gino Giannini e Nello Degl’Innocenti, quattro feriti gravi e altri feriti leggeri, tra i quali pure il segretario del fascio lucchese Carlo Scorza. L’episodio – prosegue – mi ha sempre incuriosito; ma anch’io mi sono adeguato al silenzio che, da molto tempo, è calato; silenzio rotto solo da rare uscite di qualche storico, spesso su testi specializzati, quasi sempre ispirate al conformismo, che rende tutto più facile se si attribuisce la colpa ai “vinti”. Ho voluto così riflettere su questa sorta di oblio della storia e sul “passato rimosso”, termine che mi è piaciuto mutuare dal giornalista/scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Ho cercato notizie e testi che parlavano del grave fatto di sangue, avvenuto in un periodo storico particolare, immediatamente successivo al “biennio rosso” (1919/1920) quando la contrapposizione violenta tra socialisti e comunisti da una parte e fascisti e nazionalisti dall’altra, produsse tante vittime in entrambi gli schieramenti spianando la strada alla “marcia su Roma” del 28 ottobre 1922. Nei giorni successivi al 22 maggio, furono svolte indagini da parte dei carabinieri reali che identificarono i possibili esecutori e fiancheggiatori. Ci fu il processo e ci furono condanne, anche pesanti, che divisero ulteriormente la comunità di Valdottavo tra colpevolisti e innocentisti». —
Luca Meconi
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