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Sette mesi di silenzio e accuse respinte L’omicida diceva: «Lo sa Airam dov’è»

Libero Red Dolce ; Servizio a pagina 10
Sette mesi di silenzio e accuse respinte L’omicida diceva: «Lo sa Airam dov’è»

Il compagno di Krysthyna, Gonzalez Negrin, aveva sempre accusato l’ex socio: «Temeva che lo avrebbe messo nei guai»

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ALTOPASCIO. Il luminol cosparso su un muro della villetta dove viveva Khrystyna Novak aveva svelato un mosaico dell’orrore. Un’intera parete macchiata di sangue. La certezza: era lì che la 29enne era stata uccisa. Il sangue però non parla. Non poteva raccontare agli investigatori dov’era stato portato il corpo della donna. E l’unico accusato dell’omicidio Francesco Lupino, dal 23 marzo in carcere con l’accusa di averla uccisa, si è sempre detto innocente. «Stanno prendendo un granchio enorme», ha sempre ripetuto. Gli investigatori hanno sempre creduto che lui avrebbe potuto portarli nel luogo dov’era nascosto del cadavere. E ancora non si sa se e quanto Lupino abbia contribuito al ritrovamento del corpo ieri mattina.

Dal 23 marzo al 12 maggio ogni accusa che gli è stata tirata contro è ritornata contro. Un ping-pong dell’innocenza. A dire e ribadire che lui, con quell’omicidio, non c’entrava nulla. Davanti al gip Pietro Murano una volta di più: «In questa storia non c’entro niente». Parlando solo per difendersi, sviando. Come quando si trovò puntate in faccia le telecamere di “Chi l’ha visto” e sbottò: «Chiedetelo a lui, Airam, cosa è successo. Dalla sera alla mattina non si può scomparire così. Se non lo sa lui, le risposte arriveranno dagli ambienti dove lei lavorava».

Airam Gonzalez Negrin, il convivente della 29enne ucraina. Invischiato in una storia di droga con Lupino e finito in manette. E convinto, fin da subito, che l’ex socio in affari l’avesse uccisa. Il movente: secondo lui, Lupino temeva che dopo il suo arresto Khrystyna avrebbe parlato. Mettendolo nei guai. E dal carcere ha continuato a ripeterlo: «È stato lui». I due vivevano assieme nella casa a Orentano dove lei è stata uccisa a colpi di pistola. Appena arrestato Gonzalez Negrin confessò subito di avere ricevuto proprio da Lupino, due giorni prima della soffiata, 750 grammi di marijuana e due pistole.

E della colpevolezza di Lupino si convinsero ben presto anche gli investigatori. Una vendetta per colpire Airam che lo voleva mandare via da Corte Nardi.

A marzo, per la procura guidata dal procuratore capo Alessandro Crini, il quadro indiziario si era fatto talmente chiaro da convincere gli investigatori ad arrestare Lupino. Gli uomini coordinati dal pm Egidio Celano lo ricostruirono così: il mistero di Khrystyna inizia il 9 novembre, ma la data dell’assassino è da spostare indietro di otto giorni. Tra l’1 e il 2 novembre.

L’ultima traccia tangibile della sua vita è la ricerca su Google, con il cellulare, di un film d’amore. Dopodiché il telefono scompare e riappare sulle celle di Orentano la mattina successiva, il 3 novembre. Una finestra di 20 minuti: poi scompare di nuovo. Lo si riesce a seguire per un paio di chilometri, un percorso che per gli investigatori è compatibile con quello effettuato da Lupino. E che viene registrato dagli occhi di alcune telecamere.

E poi ci sono le incogruenze tra il racconto di Lupino e quello della compagna, Valentina Sivieri Benetti. Lupino il 3 novembre aspettava un cliente per un tatuaggio, ma alla fine a farglielo è stata la donna. Anche se lei alla polizia raccontò un’altra storia.

Sette mesi sono passati da quei primi di novembre. Il ritrovamento del corpo, ieri, sembra raccontare una storia che combacia con la i sospetti, con le prove. Con la logica.

Una verità atroce, che frantuma le ultime speranze forse rimaste ancora in piedi: quelle di una madre. La signora Inna che dall’Ucraina aspettava di sapere della sua Khrystyna e che già all’arresto di Lupino aveva ricevuto una notizia terribile. Adesso almeno potrà seppellire sua figlia. Dopo troppo tempo. —

Libero Red Dolce

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