Proteste
«Niente sequestro dei mezzi di fronte a un morto in auto»
L’avvocato di parte civile racconta i passaggi dell’indagine giudiziaria Rischiava l’archiviazione senza le consulenze dei familiari della vittima
Luca Tronchetti
MARLIA. Sull’omicidio stradale che a novembre del 2018 costò la vita a Marino Nelli, 48 anni, operaio dell cartiera Sca Packaging di Porcari, morto nello scontro sulla via del Brennero a Marlia tra la Golf condotta da Fabio Santini, 37 anni, di Barga, autista di pullman e la Fiat Punto del giovane padre di una bimba di sette anni, interviene l’avvocato Andrea Da Prato che tutela gli interessi della moglie e della figlia minorenne della vittima.
«Quale difensore della famiglia del compianto Marino Nelli, deceduto in seguito ad incidente stradale del novembre 2018, mi corre l’obbligo di chiarire la gestione della indagine e del procedimento. Contrariamente alle procedure, ormai consolidate in tutte le circolari ministeriali, la Polstrada all’epoca dei fatti non sequestrò i mezzi coinvolti, pregiudicando, i necessari accertamenti sulla dinamica e sulle responsabilità. Il primo pm titolare del fascicolo, che oggi è collocato a riposo, iscrisse la notizia di reato (omicidio stradale) a carico di ignoti. Mi pare già quella una grave anomalia. Il secondo pm, succeduto al primo, si convinse, senza alcun accertamento o indagine, che la colpa del sinistro era da attribuire alla condotta del defunto Nelli, il quale non solo avrebbe omesso precedenza, ma avrebbe svoltato a destra, in presenza di striscia continua di mezzeria. Su queste basi, nel totale deserto investigativo, chiese, nel giugno 2019, l’archiviazione. La famiglia, attraverso il mio intervento, oppose l’archiviazione sobbarcandosi importanti oneri di una complessa perizia tecnica. La consulenza affermò che la linea di mezzeria era discontinua e Nelli poteva immettersi sul Brennero svoltando a sinistra direzione Ponte a Moriano. Poi i consulenti scrissero che al momento del sinistro era completamente buio e la strada non era illuminata; il tratto, curvilineo, era pieno di diversi segnali di pericolo incrocio; il parapetto dell’argine della strada impediva ogni visuale e il mezzo dell’imputato sopraggiungeva a collisione ad una velocità superiore ai centodieci chilometri orari.
«Su questi elementi – continua l’avvocato Da Prato – il gip sollecitava il pm a svolgere indagini. L’accusa disponeva una perizia che confermava integralmente le conclusioni del consulente della difesa della famiglia. Su questi elementi concreti il pm ha chiesto il rinvio a giudizio di Santini per omicidio stradale. Peccato che nel capo di imputazione dimenticava di contestare la velocità di 110 chilometri orari superiore al limite consentito in quel tratto stradale. La difesa dell’imputato ha chiesto il patteggiamento a 8 mesi di reclusione e 4 mesi di sospensione della patente. Come difensore di parte civile mi sono opposto chiedendo al pm in aula (il terzo intervenuto nella vicenda) che modificasse l’imputazione contestando la violazione grave della velocità. Nonostante questo la difesa ha ottenuto di patteggiare alle stesse condizioni. Per quanto concerne il comportamento dell’imputato sino all’udienza per lui favorevole si è ben guardato dal mettere a disposizione degli inquirenti l’auto e dal proferire una parola di scuse verso i familiari presenti in giudizio». —
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