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Capannori, ecco come il calzaturiero sfida la crisi
Le imprese fanno rete e scommettono sulle nuove tecnologie e sui mercaro
CAPANNORI. Si ricorre al vecchio adagio “l’unione fa la forza” per risollevare il settore calzaturiero, un percorso che si annuncia né facile né breve. Questo anche se il nuovo anno, dopo un 2020 nero tra crolli di fatturato e crisi economica, segna una lenta ripresa. A Capannori per sostenere il comparto produttivo locale legato alla scarpa (circa 250 calzaturifici e un centinaio di imprese dell’indotto), rallentato prima dalla crisi del mercato e poi dall’emergenza Covid, è nata una vera e propria rete composta da 54 imprese.
La sede della rete è al polo tecnologico di Segromigno in Monte, in uno spazio di 50 metri quadri dove sviluppare ricerca e servizi. Il presidente è Roberto Scaramucci, manager di Fendi, che si occupa della gestione della calzature femminili del famoso brand italiano; il vicepresidente è Davide Chelini, imprenditore calzaturiero locale e il coordinatore è Roberto Lenci.
La rete, coordinata da Pietro Angelini direttore di Navigo, è nata su impulso del Comune e della Camera di Commercio di Lucca, con un finanziamento complessivo di 100mila euro. E che è nata nella fase iniziale anche con un altro obiettivo, quello di smaltire la merce rimasta in magazzino attraverso i negozi di calzature della Piana.
«Innovazione, sostenibilità, territorialità, gioco di squadra e nuovi mercati da intercettare e trovare clienti sono le vie per ripartire – sottolinea Roberto Scaramucci, presidente della rete denominata “Tuscany 4 Shoes” – la crisi insegna che è necessario evolversi da una situazione drammatica per il comparto puntando su internazionalizzazione, ricerca e sviluppo. Il settore ha avuto una forte contrazione, soprattutto nel 2020 quando ci sono stati problemi di stock di magazzino e giacenze e un drastico calo di ordini. L’obiettivo è definire un piano pluriennale strategico di azioni, interventi e servizi per il distretto con progetti innovativi ed europei. A oggi le aziende sono 54 e altre hanno fatto richiesta di entrare arrivando a creare uno dei network più grandi in Italia».
Uno degli aspetti fondamentali su cui dovrà lavorare la rete è quello della formazione aziendale «per lo sviluppo di una maggiore competitività e per il reperimento di risorse».
«Il comparto – continua Scaramucci – è fortemente provato, ma consideriamo un buon segnale il fatto che non ci siano stati licenziamenti, e uno dei punti di forza, anche in ottica occupazionale dopo la ripresa, è la formazione delle persone, soprattutto tecnici. Abbiamo molti progetti in cantiere sullo sviluppo di materiali sostenibili, investimenti in macchinari ad alto contenuto tecnologico, una visione più internazionale legata anche al settore moda, capannoni ad alto efficiamento energetico e digitalizzazione della produzione come fattori determinanti per il calzaturiero attuale e futuro». —
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