Il Tirreno

Lucca

Dal Senegal a Lucca, lutto per la morte di Mor

G. P
Dal Senegal a Lucca, lutto per la morte di Mor

Il 39enne era affetto da una malattia e la comunità di Santa Maria del Giudice oggi lo piange. Il ricordo del primario Sauro Luchi

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LUCCA. Dal Senegal a Lucca, nel ricordo di Mor Leye. Nei giorni scorsi una notizia ferale ha cominciato a circolare per Santa Maria del Giudice. Mor Leye, 39 anni, è deceduto in Senegal. Mor, da tutti conosciuto come “Gigi” abitava a Lucca, in un appartamento nella piazza di Santa Maria del Giudice. Nell’autunno scorso gli era stata diagnostica una terribile malattia e dopo aver ricevuto le prime cure, Mor aveva deciso di tornare un patria per rivedere i suoi familiari, tra cui un figglio di tre anni. A ricordarlo è il consigliere comunale Gianni Giannini: «Quando arrivò a S. Maria del Giudice insieme ad altri – scrive – per condividere un appartamento nel centro del paese, non tutti accettarono di buon grado la loro presenza. Mille ostacoli, mille lavori, fino anche prestarsi a cucinare il cous-cous in casa, per feste dal sapore etnico. Quando sei migrante devi cambiare anche nome, perché sembra che gli autoctoni non riescano mai a pronunciarlo bene. Così Mor Leye era diventato per tutti Gigi. Sempre sorridente, ma con un velo di tristezza nello sguardo, lasciava intendere la fatica della battaglia giornaliera alla ricerca di una vita dignitosa. Conoscendolo, tutti si accorsero della sua serietà. Gigi era ormai un membro della comunità e le sue capacità erano apprezzate al pari della sua pacatezza e del suo ingegno. Era venuto per trovare miglior vita ma il destino lo ha costretto a confrontarsi con l’esperienza della malattia. In Senegal aveva una moglie e un figlio e, nella sua discesa, ha scelto di tornare da loro prima dell’atto finale. A Lucca ha incontrato la solidarietà di tante persone che, a loro modo, gli hanno voluto bene e oggi si sentono in lutto». Tra loro il dottor Sauro Luchi, primario di Epatologia al San Luca, che oltre all’impegno medicale si era assunto il ruolo di “buon padre”. A lui i ringraziamenti di tutta la comunità. «Ho conosciuto Mor nell’ottobre scorso quando gli venne diagnosticata una malattia in stato avanzato – racconta Luchi –. Sapeva farsi voler bene e vederlo, seppure in queste circostanze, era sempre piacevole. Si affidò completamente a me e così l’ho seguito nel suo percorso: prima ha fatto terapia a Lucca e poi l’ho mandato a Pisa per un trattamento innovativo. Quando abbiamo fatto tutto quel che si poteva, gli ho detto che se voleva tornare in Senegal, quello era il momento. Mi ascoltò e partì. Ci siamo risentiti per messaggio, poi un paio di giorni fa ho saputo della sua morte. Anche dai malati si impara a vivere e lui di sicuro ha insegnato qualcosa a chi lo ha conosciuto». –

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