Il Tirreno

Lucca

IL PROCESSO  

Lavoratori al nero, condannata imprenditrice

Luca Tronchetti

Nove mesi di reclusione con i benefici di legge e trentamila euro di multa che probabilmente non pagherà mai

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Luca Tronchetti

ALTOPASCIO. Quattro anni e mezzo i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro fecero irruzione in una maglieria cinese in via Mammianese a Marginone di Altopascio e su quindici dipendenti, tutti cinesi, ben sei risultarono essere lavoratori in nero e per di più irregolari sul territorio nazionale. L’attività ispettiva avvenne la sera del 22 settembre 2016 e si concentrò sullo stabilimento “Confezioni Luca”. La titolare, Lin Lei, all’epoca di trentanove anni, nata a Fujian in Cina venne denunciata e condannata a pagare una multa da ventimila euro. A distanza di anni si è svolto il processo di fronte al giudice Alessandro Dal Torrione che vedeva l’imprenditore rispondere del reati legati al testo unico sull’immigrazione e sull’impiego di manodopera non contrattualizzata. Il banco degli imputati però era vuoto. Della titolare della maglieria nessuna notizia. Il giudice ha condannato l’imputato a nove mesi di reclusione (con i benefici di legge) e a trentamila euro di multa. Somma di denaro che difficilmente verrà versata.

Nella serata del controllo da parte dei militari vennero identificati quindici lavoratori tutti nati in Cina. Cinque di loro erano completamente sconosciuti: privi del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Tutti erano intenti a ripiegare le maglie e quindi occupati alle dipendenze della “Confezioni Luca”. Oltre ai cinque senza documenti ve ne era un sesto, sempre cinese, munito di un passaporto del suo paese d’origine. Per i carabinieri erano del tutto irregolari e clandestini e alcuni oggetto di decreto di espulsione. Furono tutti accompagnati in caserma e fotosegnalati. Lin Lei venne invece identificata, a mezzo permesso di soggiorno, e assistita da un interprete in quanto non conosceva una parola della lingua italiana. All’epoca dei fatti l’attività venne sospesa anche in considerazione che il 20% del personale lavorava in nero. Teoricamente l’imprenditore avrebbe dovuto regolarizzare anche la manodopera impiegata senza contratto, ma visto che si trattava di persone senza permesso di soggiorno non era nemmeno possibile assumerli.

I sei lavoratori irregolari vennero denunciati e nei loro confronti furono avviate le procedure di espulsione previste dalla legge. In quel periodo – 2014-2016 – ad Altopascio non era inusuale che imprenditori cinesi aprissero un’attività assumendo personale senza contratto e permesso di soggiorno. —

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