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Lucca

Asse suburbano  

La famiglia Monteriso invia diffida al Comune

La famiglia Monteriso invia diffida al Comune

Si riapre un contenzioso iniziato negli anni 2000 e mai risolto L’avvocato: «Quella strada taglierebbe in due la proprietà»

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LUCCA. Quella strada non s’ha da fare. Come nei corsi e ricorsi storici di Vico o nell’eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche, riemerge il contenzioso tra la famiglia Monteriso e il Comune di Lucca in merito al completamento dell’asse suburbano. Si tratta della strada che servirebbe a collegare la via del Brennero, porta d’accesso alla Piana e poi alla Garfagnana, al nuovo casello autostradale previsto a Mugnano. Il percorso è completato nel primo tratto a partire da nord, dalla rotatoria sulla via del Brennero fino a quella su via dell’Acquacalda. Da lì fino a via della Santissima Annunziata, invece, è da costruire. Mancano circa 800 metri (divisi in due tratti) di cui una trentina passano accanto alla villetta della famiglia Monteriso. A inizio anno la Regione ha stanziato sette milioni per completare l’opera: l’obiettivo è quello aprire il cantiere entro l’anno e finire i lavori nel 2023. Ma qui arriva la famiglia Monteriso, che negli anni 2000 ha aperto un lungo contenzioso con il Comune. Il braccio di ferro non si è mai risolto e si è allentato solo nel 2012, quando il progetto è finito nel cassetto dopo che il sindaco Mauro Favilla aveva proposto la realizzazione di un sottopasso (risultato troppo costoso) per aggirare il problema.

Ma i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Così, dopo l’annuncio, dato del sindaco Alessandro Tambellini e dell’assessore regionale Stefano Baccelli, dello stanziamento per il completamento dell’opera, ecco che la famiglia proprietaria della villetta, torna a farsi sentire e diffida il Comune dal procedere all’approvazione del progetto e alla realizzazione dell’infrastruttura. In caso contrario ripartirà la guerra delle carte bollate.

Dal disegno progettuale consegnato dall’ingegnere del Comune alla famiglia Monteriso durante un incontro che si è svolto a Palazzo Orsetti, «si evince – si legge nella diffida firmata dall’avvocato Veronica Dini – che la realizzazione della nuova infrastruttura è prevista a una distanza di circa 2,30 metri sia dalla casa del signor Monteriso (tuttora abitata dal proprietario e dalla madre) che dal capannone, tagliando peraltro la proprietà in due, con evidenti e gravissimi pregiudizi sia di carattere patrimoniale che di godimento degli immobili: non solo, infatti, l’abitazione si troverebbe a ridosso di un’arteria stradale ad ampio scorrimento ma l’area artigianale perderebbe il piazzale destinato a deposito». Nella diffida si fa notare come sarebbe più semplice procedere in modo lineare, collegando i due tronconi già realizzati, attraverso la proprietà confinante a quella dei Monteriso. «Un’abitazione – si legge nella nota – che risulterebbe disabitata dal 1996». —

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