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Date in beneficenza le mascherine che rischiavano di essere sprecate

Nicola Nucci
Date in beneficenza le mascherine che rischiavano di essere sprecate

Iniziativa di un gruppo di mamme degli alunni di Porcari: alcune sono state inviate persino in Africa

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Nicola Nucci

PORCARI. Dietro a una mascherina possono nascondersi storie di solidarietà. Come quella che arriva da Porcari dove, a partire da febbraio, le mascherine che nelle scuole non vengono utilizzate da bambini e ragazzi sono raccolte per essere regalate alle persone bisognose.

La lodevole iniziativa è stata organizzata da un gruppo di genitori di fronte al fatto che pochi bambini indossano le mascherine ministeriali, o perché considerate da alcuni scomode o perché molti bambini hanno già le loro, e quindi si sono accumulate. E così, attraverso i vari gruppi whatsapp e il passaparola, è scattata l’iniziativa. Le mascherine che altrimenti rischierebbero di andare sprecate vengono destinate ad associazioni di beneficienza, che le regalano a chi è in difficoltà. E in alcuni casi possono arrivare anche molto lontano, per esempio alle zone più povere dell’Africa.

Tra le mamme promotrici della raccolta c’è Silvia Cheli, titolare dell’Agenzia di viaggi Mosi a Porcari: «Sono mascherine che i bambini della scuola non portano in quanto i lacci si devono mettere dietro la testa e sono fastidiose da indossare per diverse ore. Nelle nostre classi sono pochissimi i bambini che indossano quelle fornite dallo Stato. Così, insieme ad altri genitori, abbiamo pensato a come fare per non buttarle via ed evitare anche uno spreco di denaro pubblico. Allora abbiamo pensato a un gesto di solidarietà. A febbraio è partita la raccolta di mascherine che prosegue ormai da tempo con successo. Siamo felici di poter riciclare un bene fondamentale che può essere utile ad altre persone. In ogni pacchetto ci sono cinque mascherine e in tre mesi avremo già consegnato 7mila pezzi».

Le mascherine suddivise in sacchetti sono donate ad associazioni che operano nel campo della beneficenza: «I dispositivi di protezione individuale sono stati distribuiti all’Anfass, l’associazione delle famiglie con persone affette da disabilità, e all’ente diocesano, associazioni che passano a ritirarle. Poi, grazie al mio lavoro, sono riuscita a organizzare una spedizione in Kenya e presto sarà fatto anche per altri paesi africani dove c’è necessità di mascherine per proteggersi dal Covid».

E dietro quella mascherina c’è un sorriso che magari non si vede ma che è nei tanti messaggi di ringraziamento che hanno ricevuto le mamme grazie alla loro idea. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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