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Coldiretti è già sulle barricate «Una pratica che fa inorridire»

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LUCCA. Il vino si fa con l’uva e non con l’acqua. È un’ovvietà, almeno per chi, come noi, vive in un territorio dalla grande tradizione enologica. Un po’ meno, evidentemente, per i burocrati. E su questo punto Coldiretti annuncia battaglia.

«Togliere l’alcol dal vino e aggiungere acqua – scrive l’associazione di categoria – è l’ultima trovata di Bruxelles per il settore enologico, già sotto attacco con la proposta di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiarne il consumo previste nella comunicazione sul “Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei”. La proposta di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine è una prospettiva che fa tremare i produttori e inorridire i consumatori. Coldiretti, contraria alla pratica della dealcolazione parziale e totale dei vini, è già sulle barricate. In provincia di Lucca il settore vino significa 1.650 aziende e 1.030 ettari di superficie vitata».

«È un attacco al vino italiano e al vino di qualità – commenta Andrea Elmi, presidente di Coldiretti Lucca – Siamo andati ben oltre promuovere il consumo consapevole. Qui si parla di denaturare un prodotto da quelle che sono le sue caratteristiche fondamentali. La pratica dell’annacquatura è peraltro illegale. Sarebbe un danno enorme al nostro Made in Italy. Si perderebbe l’identità delle nostre etichette e delle nostre esperienze vitivinicole ed enologiche. Come organizzazione siamo già impegnati per fermare una deriva pericolosa che rischia di compromettere la principale voce dell’export agroalimentare toscano che complessivamente sviluppa un fatturato da un miliardo».

«In questo modo viene permesso ancora di chiamare vino, un prodotto – sottolinea Coldiretti – in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Un inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino. La proposta di aggiungere acqua nel vino è solo l’ultimo degli inganni autorizzati dall’Unione Europea che già consente l’aggiunta dello zucchero nei paesi del Nord Europa per aumentare la gradazione del vino mentre lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva. Ma Bruxelles ha dato anche il via libera al vino “senza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una pratica enologica che altera la natura stessa del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall’uva». —

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