Sicurezza
È morto il maresciallo Maccarone, la memoria di ferro dell’Arma
Il Covid uccide a settant’anni l’ex vice comandante della stazione di Lammari arruolatosi nel 1970
LAMMARI. Trentanove anni trascorsi al servizio della comunità di Capannori non si dimenticano tanto facilmente. E quando ieri mattina alla caserma di Lammari e in altre sedi dislocate sul territorio è giunta la notizia della scomparsa del maresciallo aiutante Antonio Maccarone, 70 anni compiuti lo scorso 13 aprile, la commozione e lo smarrimento è stato unanime. Tanti sottufficiali – in primis i marescialli Fabio Cencini e Giuseppe D’Alessandro, gli ultimi ad averlo sostituito alla stazione di Lammari dopo il suo pensionamento – avevano il volto rigato dalle lacrime e la commozione soffocava le parole. Se l’è portato via il Covid, il virus che il militare non ha mai sottovalutato e di cui temeva decisamente gli effetti. «Dal 2016, anno del suo pensionamento – racconta Marco Coppi, ex storico maresciallo di Ponte a Moriano e presidente della sezione lucchese dell’Associazione carabinieri in congedo – Antonio ha sempre partecipato alle iniziative associative. Ma di recente, quando l’ho chiamato per un servizio legato alla pandemia e alla misurazione della febbre da svolgere in Prefettura, ha declinato l’invito per paura di contrarre il coronavirus. Pur non avendo patologie importanti, temeva gli effetti che un eventuale contagio potevano ripercuotersi sulla sua salute. Un triste presagio». Maccarone era ricoverato da un paio di settimane in terapia intensiva all’ospedale San Luca. Sottoposto a ventilazione e a tutte le cure del caso purtroppo inutilmente.
La carriera. Nato a Rocca Monfina, in provincia di Caserta, dal 1971 aveva iniziato a prestare servizio in Lucchesia: prima a Castiglione Garfagnana, poi a Capannori, successivamente a Ponte a Moriano e dal 14 febbraio 1992 la sua casa era stata la stazione dei carabinieri di Lammari dove ha letteralmente vissuto nell’alloggio di servizio di via dell’Ave Maria sino al 2016 quando, in occasione del suo congedo dalla Benemerita, aveva acquistato una villetta alla SS Annunziata vicino al supermarket Carrefour. Anche il sindaco Luca Menesini volle tributargli un caloroso saluto ringraziandolo ricevendolo a palazzo comunale per il servizio reso alla comunità.
Memoria di ferro. Viveva per il lavoro e per la famiglia il maresciallo. E aveva una particolarità che tutti gli riconoscevano con un pizzico d’invidia: una memoria di ferro. Ricorda ancora l’ex comandante della stazione di Ponte a Moriano, Marco Coppi: «Nel suo cervello aveva un piccolo computer. Ricordava a distanza di decenni nomi, facce, date di nascita e circostanze. Altro che database. Una volta mi lasciò senza parole ricordando un’operazione di servizio effettuata quarant’anni prima a Castiglione Garfagnana quando era ancora scapolo ad inizio anni Settanta snocciolò con la consueta flemma il nome del conducente, il tipo di auto, il colore e il numero di targa. Pazzesco. Chiunque se aveva un dubbio o un ricordo sfuocato mica consultava l’anagrafe, chiamava Maccarone. Lui era il prototipo del carabinieri onesto, buono e disponibile. Ci mancherà». Dopo la pensione l’ex sottufficiale si dedicava al nipote Niccolò, che sino a poco tempo fa giocava nelle giovanili della Folgor Marlia, e lo accompagnava all’allenamento anche se non era un grande appassionato di calcio. L’Associazione carabinieri in congedo è in attesa di conoscere la data dei funerali per poter partecipare con la delegazione e il labaro.
La famiglia. Maccarone lascia la moglie Maria Grazia Piagentini, 62 anni, conosciuta a Castiglione, il figlio Andrea, 38 anni, che ha seguito le sue orme e dopo un periodo in Liguria oggi è brigadiere al nucleo operativo e radiomobile al Cortile degli Svizzeri, la figlia Stefania, 42 anni, sposata con un ufficiale della Marina militare e dipendente dell’agenzia delle Entrate. La redazione de Il Tirreno esprime vicinanza ai familiari e ai parenti. –
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