Il Tirreno

Lucca

IL PROCESSO 

Bimba morta, il giudice assolve mamma e papà

Luca Tronchetti

A sei anni dalla tragedia, al termine dell’udienza preliminare, la donna finita sotto inchiesta scoppia in un pianto liberatorio

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Luca Tronchetti

CASTELNUOVO. Alla notizia dell’assoluzione con formula piena davanti al gup Alessandro Trinci, la mamma della piccola Mia scoppia in lacrime. Per Jessica Grilli, 40 anni e per il compagno Roberto Cellerini di 34, originario di Calci, è la fine di un incubo lungo sei anni (pubblichiamo i nomi dei genitori in quanto erano stati resi noti al momento in cui si verificarono i fatti). Per la morte della loro bimba, avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2015 e che all’epoca aveva solo cinque mesi, erano finiti sotto inchiesta. La procura li aveva ritenuti responsabili della morte della piccina sospettando che avesse ingerito metadone in quanto entrambi avevano un passato legato alla tossicodipendenza. Un mese dopo la tragedia – il 24 febbraio – venne riesumato il cadavere della piccina per eseguire ulteriori accertamenti con la procura che nominò tre consulenti: gli anatomopatologi Chiara Toni e Vincenzo Nardini dell’istituto di medicina legale di Pisa e il dottor Silvio Chericoni, dirigente della sezione dipartimentale di tossicologia forense dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa. E furono sentiti anche i pediatri che avevano in cura la bimba. I professionisti furono concordi nelle relazioni tecniche: nessun segno di violenza sul corpicino della piccina, nessun trauma interno, nessun maltrattamento fisico. E nessuna correlazione tra la morte della piccola Mia e l’assunzione di sostanze stupefacenti o metadone visto l’esito negativo degli esami sui prelievi dei bulbi piriferi. I legali della coppia indagata – avvocati Luigi Velani e Roberto Bonacchi – attraverso i loro consulenti tecnici a loro volta ribadirono l’assenza di coinvolgimento dei loro assistiti o di altre persone nel decesso della piccina. Oltretutto Jessica Grilli, prima del parto, si sottopose scrupolosamente ad un percorso medico-ospedaliero a Pisa legato al recupero e all’aiuto a persone con problemi di tossicodipendenza. Già all’epoca quindi emerse l’ipotesi di una morte naturale non imputabile a terzi. Gli inquirenti cercarono, attraverso ulteriori esami di natura cardiaca, di verificare se la bimba fosse vittima della sindrome della morte improvvisa del lattante (più conosciuta come morte bianca o morte in culla). Ma non emersero certezze sulla causa. Alla fine la procura decise ugualmente di chiedere il rinvio a giudizio nei confronti dei genitori. L’altra mattina il giudice dell’udienza preliminare Alessandro Trinci ha sentito in contraddittorio i medici consulenti dell’accusa e della difesa che hanno escluso responsabilità da parte dei genitori. Con il gup che ha assolto la coppia con la formula «perché il fatto non sussiste». Cala il sipario quindi su una storia iniziata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Castelnuovo nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2015 quando la piccina era arrivata in arresto cardiocircolatorio e tutti i tentativi dei medici di salvarla risultarono vani. La bimba di cinque mesi si era sentita male qualche ora prima nella casa di Castelnuovo dove viveva con i genitori. —

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