Il Tirreno

Lucca

l’analisi di confindustria 

Pelli e prodotti chimici rincarati, a rischio il settore calzaturiero

28 aprile 2021
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CAPANNORI. Attività manifatturiere in angoscia per l’aumento generalizzato di tutte le materie prime. Un fenomeno che allarma la filiera della pelle creando ulteriori disagi, tra i vari settori, anche – per restare nel nostro territorio – quello della calzatura, come sostiene Unic Concerie Italiane, Assocalzaturifici e Assopellettieri. Come analizzato da Confindustria in collaborazione con Prometeia, il rincaro delle materie prime è un fenomeno che, dall’ottobre 2020, riguarda tutte le merci ed è da addebitare a varie ragioni: da una componente speculativa di carattere finanziario alla necessità di uscire da una lunga crisi depressiva.

«Pesa, inoltre, in modo sostanziale la problematica dei container fermi – si legge nel rapporto – negli ultimi tre mesi, infatti, il costo dei trasporti è quadruplicato. C’è stato un disallineamento tra l’economia cinese e quella del resto del mondo, perché la Repubblica Popolare esporta molto, ma non importa agli stessi livelli. Una delle conseguenze più destabilizzanti è che i container rimangono vuoti nei porti internazionali. Tutti fattori che hanno pesanti ricadute anche sulla filiera della pelle».

In base all’indice dei prezzi elaborato dal servizio economico Unic, pelle grezza e prodotti chimici sono entrati in una fase di pressione estremamente sostenuta: le pelli bovine medio-grandi crescono senza sosta da otto mesi e da inizio 2021 i loro listini, in media, sono aumentati del 13 per cento. A confronto consei mesi fa, però, la crescita è tripla e si spinge al più 36 per cento (su tutti spicca il toro: più 23 tra febbraio e marzo 2021; più 35 su fine 2020 e addirittura più 96 rispetto a un semestre fa). Situazione più variegata sul fronte delle pelli ovine: se alcune (come quelle dell’Oceania) non mostrano particolari oscillazioni, altre sono cresciute moltissimo, come le ovine spagnole (più 70 per cento rispetto a sei mesi fa) e in generale di quelle europee. Ci sono pelli, poi, che hanno raggiunto picchi ben maggiori, come il wet blue brasiliano: più 122 per cento rispetto a all’estate 2020.

E poi ci sono gli aumenti sui prodotti chimici, compresi tra il più cinque e il più 40 per cento.

«Queste tensioni – si legge sul rapporto – si riversano inevitabilmente sulla manifattura e rischiano di trasformarsi in un boomerang capace di inibire le occasioni di ripresa». —

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