Gioco
Ristoratori scontenti «Senza spazi esterni purtroppo non siamo in grado di lavorare»
Va meglio a chi ha ampliato la superficie destinata ai tavoli come per il locale “Da Giulio” in Pelleria e per il caffè “Pult”
Rossella Lucchesi
LUCCA. Amarezza, sconforto e rassegnazione, ma anche lo spiraglio di una ripresa, seppure zoppicante, dell’attività: si spera che possa essere il preludio di un ritorno all’agognata normalità. Non è dei migliori il clima che si respira tra i gestori di bar e ristoranti, da ieri alle prese con il ritorno alla “zona gialla”. A pagarne il prezzo più alto sono gli esercizi privi di spazi all’aperto che dovranno continuare a servire per asporto e consegne a domicilio, rifiutando anche l’uso dei servizi igienici nel locale, riservati ai clienti che usufruiscono del servizio al tavolo. «Un’ulteriore penalizzazione – dice Andrea Baliotti del bar Moka in via Fillungo – per chi, come noi, non ha la possibilità di mettere tavoli all’aperto e continua a servire sulla strada. Per quanto ci riguarda, l’ingresso nella zona gialla sarà un danno, perché lavoreremo di meno, visto che molti preferiranno altri locali dove consumare da seduti». Del medesimo avviso Mario Lazzareschi del Caffè Ristretto in via San Giorgio che, come i colleghi, auspica un «veloce e sensato» ripensamento delle normative. «Regole assurde – dice – che non risolveranno il problema dei contagi, visto che chi vuole si porta i superalcolici da casa o li acquista al supermercato, poi li consuma nei vicoli, lontano da occhi indiscreti, dove è anche facile fare assembramenti. Confidiamo in un cambio di rotta del governo che ci permetta almeno di sostenere le spese fisse, visto che i ristori sono insufficienti e i mesi corrono a gran velocità».
Le restrizioni non piacciono neppure a Luca Giovannini della trattoria “Da Francesco” in corte Portici. «Non ha senso – commenta – farci riaprire solo all’esterno e soprattutto non ha senso il coprifuoco alle 22, obbligando la gente a scappare da tavola molto prima per non incorrere in sanzioni. Siamo fortunati, perché ci salviamo con il pranzo e abbiamo parecchio spazio esterno, ma in caso di freddo o pioggia, come facciamo? Così non è lavorare».
Tira un sospiro di sollievo, Emanuele Santini, del caffè Pult in via Fillungo, che ha potuto ampliare la capienza dei posti a sedere del suo locale, ma non è soddisfatto. «Regolamenti poco chiari e talvolta incomprensibili – commenta – ma soprattutto assenza di buonsenso dai cittadini che spesso dimenticano le normative anti Covid, contribuendo ad allungare i tempi per la risoluzione della pandemia». Il problema, secondo Santini, non sono i locali, che non possono fungere da sentinelle, ma il comportamento irresponsabile di troppa gente. Soprattutto giovani. «Servono – afferma – maggiori controlli educativi, non sanzionatori, dalle forze dell’ordine che, a mio avviso, anziché infliggere multe, dovrebbero avvicinare chi viola le norme di sicurezza e spiegargliele con gentilezza. Altrimenti si alimenta rabbia e disobbedienza». Una situazione che, secondo Roberto Isola del ristorante “L’isola che non c’era” porterà pochi vantaggi e molti problemi. «Abbiamo – spiega – due sale al piano superiore e una al piano terra e solo pochi posti all’esterno dove, per motivi di spazio, possiamo mettere solo piccoli ombrelloni, insufficienti per riparare da una pioggia battente. Nel caso di un acquazzone improvviso, se non posso trasferire i clienti all’interno, devo mandarli via a metà cena»? Molti meno problemi per la trattoria “Da Giulio” in Pelleria che può usufruire del porticato sotto la casermetta Santa Croce, con una capienza fino a cento posti. «Mi accontento – afferma la titolare, Marilina Sari – anche perché ho già diverse prenotazioni, ma non sono d’accordo con le restrizioni che non ci permettono di lavorare tranquillamente e con l’imposizione del coprifuoco alle 22 che limita la libertà di ciascuno: mi auguro che venga cancellata al più presto». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
