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Lucca

IN CARCERE AD AOSTA

Il delitto di Elena Raluca: Falloni non risponde alle domande e l’arma del delitto ancora non si trova

Luca Tronchetti
Il delitto di Elena Raluca: Falloni non risponde alle domande e l’arma del delitto ancora non si trova

Tabulati telefonici e telecamere provano che il giovane arrestato è rimasto nell’appartamento della vittima per 35 minuti

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LUCCA. Si avvale della facoltà di non rispondere davanti al giudice delle indagini preliminari Giuseppe Colazingari il presunto autore dell’omicidio di Elena Raluca Serban, 32 anni ancora da compiere, originaria di Galati (Romania), sino al gennaio 2015 residente in via Pesciatina a San Vito con la sorella Alexandra e che spesso andava a trovare la madre Mariana che vivono a S. Angelo in Campo alle porte della città.

Non parla Gabriel Falloni, 35 anni, nato a Sassari e residente a Nus in provincia di Aosta, dal carcere del capoluogo della Vallée dove si trova recluso dalla serata di mercoledì con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà. Non racconta quello che è accaduto tra le 18,19 e le 18,57 vale a dire l’orario di entrata e di uscita dal palazzo dell’orrore in via Partigiani 48 ad Aosta. La sua presenza in quell’edificio è riconducibile sia dalle quattro telecamere di videosorveglianza perfettamente funzionanti che lo inquadrano mentre entra e mentre esce dal condominio, sia dalle celle telefoniche che lo segnalano proprio in quella zona. I controlli dei filmati eseguiti dalla polizia aostana iniziano dalle 18 in quanto la vittima sino a quell’ora era a colloquio in videochiamata con la sorella Alexandra Serban. Poi la linea cade e tramite Whatsapp la sorella della donna uccisa invia un cuore alla congiunta e riceve come risposta un cuore.

IPOTESI INVESTIGATIVA. Dai filmati si nota un soggetto - con giubbino scuro, cappuccio e mascherina - che alle 18,19 entra nel palazzo dopo aver effettuato una chiamata al cellulare che risulta, dagli accertamenti sui tabulati, uno dei cinque in uso alla giovane rumena. E dai tabulati risulta che alle 18.07 Elena Raluca aveva avuto un colloquio di 40 secondi sul numero di telefonino intestato a Falloni. A incastrare ancor di più il giovane sardo il suo profilo Facebook su cui era postata una foto risalente a venerdì 16, il giorno antecedente al delitto: l’immagine pare identica a quella nel monitor della videosorveglianza e identico è pure il giubbino. La polizia, attraverso le telecamere, accerta che alle 18,57 (quindi dopo 37 minuti), Falloni esce dal palazzo con una borsa da ginnastica marca Arena che, stando alla sorella della vittima, apparteneva a Elena.

Quindi appare chiaro agli investigatori che l’ultima persona entrata nell’appartamento della giovane rumena assassinata dopo che lei aveva avuto l’ultimo contatto con la sorella era proprio Gabriel Falloni. Che aveva tutto il tempo per entrare, consumare il crimine, ripulire la scena del delitto portandosi via il coltello, i cellulari e il tablet e sistemandoli all’interno della borsa della vittima trovata nell’alloggio. Quindi, per polizia e procura, Falloni ha chiamato Elena Raluca per un appuntamento, giunto sotto l’edificio l’ha richiamata per farsi aprire il portone e una volta all’interno l’ha colpita con una coltellata alla gola provocando una profonda lacerazione sul lato sinistro incompatibile con la vita. A quel punto si è allontanato dalla Valle e si è reso irreperibile.

 IL COLTELLO NON SI TROVA. Quando Falloni è stato intercettato su un taxi mentre rientrava a casa non aveva con sé la borsa trafugata nell’appartamento della vittima. Niente arma del delitto e niente strumenti elettronici in dotazione alla giovane donna assassinata. Se il presunto omicida non collabora per gli inquirenti non sarà semplice ritrovare quel materiale. Intanto i familiari di Elena Raluca hanno nominato come legale di parte offesa l’avvocato lucchese Maurizio Campo. -

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