Quegli otto giovani trucidati dai tedeschi al “Muro del pianto”
Emanuela Ambrogi
bagni di lucca. Poche altre zone hanno dato un tributo di morti per la Resistenza e la Liberazione come la cittadina termale e la Media Valle del Serchio, attraversata dalla tragica Linea Gotica eretta dai nazifascisti in ritirata. E in pochi altri centri la battaglia per la liberazione dal gioco dittatoriale ci furono scontri anche tra opposte fazioni di partigiani, nazisti in rotta e repubblichini.
Quest’anno a causa delle restrizioni imposte dal Covid non ci saranno raduni per la lettura di poesie e momenti di raccoglimento nei luoghi che sono stati teatro di dolore nel Comune di Bagni di Lucca, come Ponte a Serraglio, Fabbriche di Casabasciana, Montefegatesi, Val Fegana. Ma oltre alle commemorazioni comunque previste, nella giornata di festa spicca l’opera di pulitura fatta dai volontari dell’Anpi per il “Muro del pianto”, il tratto del cimitero di Ponte a Serraglio in cui furono fucilati dai nazifascisti otto giovani, la sera del 13 luglio 1944. Nonostante la situazione di cautela imposta dalla pandemia, il sindaco Paolo Michelini e alcuni rappresentanti dell’Anpi si ritroveranno al cimitero di Ponte a Serraglio per commemorare i caduti. «Sarà un 25 aprile particolare – dice la consigliera comunale Maria Barsellotti –. Il sindaco intanto ringrazia tutti i volontari dell’Anpi per la manutenzione del cimitero e la pulitura delle lapidi».
Proprio al muro del cimitero ebbe luogo uno degli atti più atroci della Liberazione. Come ricorda Virginio Monti, esponente dell’Anpi e autore di saggi sulla Resistenza, nel tardo pomeriggio del 13 luglio 1944, in seguito a un rastrellamento effettuato dai tedeschi, furono fucilati otto giovani: Davino Bartoli, sposato con Angela Carli e padre di cinque figli; Lio Olivieri, sposato con Maria Pistolozzi e padre di due figli; Giovanni Frati che non aveva ancora compiuto 18 anni; Pietro Pacini, sposato con Teresa Bonanno e padre di un figlio di appena un anno; i fatelli Iginio e Gabriele Pierinelli; Giorgio Falsettini, sposato con Luciana Castrucci, la quale era in attesa di un bambion; il conte Giuseppe Raffo, nato a Il Cairo ma residente a Bagni di Lucca. Altri sedici catturati furono mandati nei campi di lavoro in Germania, e solo uno fece ritorno dopo 14 mesi di prigionia a Dachau, Emo Batastini. Dieci vennero rilasciati per la loro età, ma gli altri vennero portati al campo di lavoro coatto in località Socciglia di Borgo a Mozzano. In quel terribile luglio ci furono altre vittime a Bagni di Lucca: nella piazza di Montefegatesi, con la popolazione obbligata ad assistere, i tedeschi uccisero chi venne identificato come partigiano. Furono trucidati Bruno Luti, un giovane operaio di 18 anni, e Silvano Fornaciari, studente orfano di padre. Furono uccisi all’angolo della piazza, vicino alla fontana, con un colpo di pistola alla nuca. Vennero uccise anche cinque persone in Val Fegana. In quella giornata erano state catturate 93 persone. La storia non solo di quella tragica giornata ma dell’intero periodo della Resistenza è raccontata da Monti nel libro “L’XI zona partigiana– storia dei patrioti di Manrico Ducceschi– settembre 1943/ottobre1944”. —
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