Italia
Test antidroga sui capelli di mamma e neonata
Attraverso quell’esame tossicologico la polizia vuol capire se veniva somministrato metadone per far dormire la piccina
LUCCA. Un terribile sospetto che la squadra Mobile della polizia vuol chiarire in fretta nell’ambito dell’inchiesta sul caso della neonata finita intubata e in coma per arresto respiratorio dopo aver ingerito una dose massiccia di metadone e anche cocaina.
Gli inquirenti vogliono stabilire se per far dormire quella piccina – che al momento del ricovero aveva poco più di 40 giorni – evitando il suo pianto notturno, la mamma o chi per lei somministrasse attraverso il biberon piccole dosi di metadone o di sostanze stupefacenti. Un’ipotesi che potrà essere avallata o scartata attraverso l’innovativo test antidroga del capello brevettato dal dottor Silvio Chericoni, dirigente della sezione dipartimentale di tossicologia forense dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, e nominato consulente dalla procura della Repubblica.
Si tratta dell’unico metodo che, attraverso lo screening pilifero sia alla radice che sulle punte, può permettere di individuare le droghe d’abuso su matrice cheratinica senza dover ricorrere ad attrezzature altamente specialistiche. E che garantisce allo stesso tempo un’assoluta attendibilità dei risultati. In pratica sia alla mamma – 33 anni, disoccupata, al momento unica iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di cessione di droga in base al testo unico della legge sugli stupefacenti – sia alla neonata – ancora ricoverata all’ospedale Santa Chiara di Pisa, ma da tempo fuori pericolo di vita – sono stati prelevati alcuni capelli. Tale indagine è possibile grazie alla genesi e alla struttura del capello. Ogni bulbo pilifero possiede un proprio ciclo vitale: una prima fase di crescita (l’unico stadio in cui avverrebbe l’incorporazione delle droghe), uno stadio intermedio di 2 settimane ed uno stadio di riposo di 3-4 mesi. Pertanto nella parte prossimale del capello, quella cioè vicina alla cute, è possibile rilevare una esposizione temporalmente vicina all’assunzione, mentre spostandosi nella parte distale, verso la punta, si rileva un'esposizione più lontana nel tempo. In quel modo sarà possibile capire se la madre, in modo diretto, e la neonata, in modo indotto, abbiano utilizzato metadone o altro stupefacente in modo continuativo. I risultati arriveranno nelle prossime settimane.
Nel frattempo l’inchiesta prosegue e la scorsa settimana è arrivata, nei confronti di entrambi i genitori, la sospensione della potestà genitoriale da parte del tribunale dei minori di Firenze in attesa della valutazione di adottabilità della piccina. —
Luca Tronchetti
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