Operaio della Ginesi muore nell’incidente
Amedeo Stefani, 51 anni, residente a Seravezza, lascia due figli. Da anni lavorava per la società di Massa Macinaia
Gabriele Buffoni
Tiziano Baldi Galleni
CAPANNORI. Quella tragedia consumata ieri in Valdinievole ha scosso la Lucchesia. A partire dalla Versilia, dove era cresciuto e dove viveva, fino ad arrivare a Capannori, dove Amedeo Stefani lavorava, alla Ginesi Raffaello srl di Massa Macinaia, e a Lucca, dove vive una delle sue sorelle. Stefani, 51 anni, viene descritto come una persona riservata, semplice e dedita ai suoi due figli, con cui abitava a Seravezza, nella frazione di Querceta dove quasi tutti lo conoscevano. Quando anche qui si è saputo della tragedia avvenuta a Lamporecchio i primi a rimanere increduli sono stati i vicini di casa di Amedeo, che spesso lo vedevano lì intorno con i figli. «Era un ragazzo silenzioso e riservato – racconta una vicina –, l’ho visto uscire di casa stamattina presto (ieri per chi legge ndr). Mi sembra impossibile che sia successa una tragedia del genere».
Dai genitori – entrambi scomparsi – aveva ereditato un ingrosso di acque minerali e bevande lungo la via Aurelia, nel quale aveva lavorato a lungo e che poi portò avanti per alcuni anni insieme alle sorelle Carolina (trasferitasi poi a Lucca) e Roberta, scomparsa tre anni fa. Dopo aver ceduto l’azienda, aveva gestito un distributore di benzina e poi si era dato a lavori più saltuari. Tra questi, ogni anno lavorava come dipendente in una ditta di Massarosa tra la primavera e l’autunno inoltrato, ma quest’anno invece, a causa della pandemia, non era ancora stato chiamato e quindi aveva accettato l’impiego alla società Capannorese.
«Tutta la sua vita erano i suoi ragazzi – lo ricorda Manuela Giannoni, titolare col marito Andrea del bar Due di Picche di Querceta, dove Stefani era cliente abituale ogni mattina per un caffè, prima di recarsi a lavoro – per il resto Amedeo era una persona molto riservata e gentile, disponibile verso tutti senza mai pretendere niente. Mi ricordo che una volta un signore anziano chiese una mano a noi del bar per alcune faccende domestiche che da solo non era più in grado di svolgere e lui si offrì subito di dargli assistenza. Era un brav’uomo: sognava di regalare un auto al suo figlio maggiore per i diciott’anni, non vedeva l’ora di festeggiarlo. Era molto affezionato ad entrambi i suoi figli e condivideva con loro anche la sua passione per la pesca al lago». —
Altro servizio a pag.9
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