Il Tirreno

Lucca

i dubbi di confcommercio  

«Riaperture, provvedimento che non ci lascia soddisfatti»

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LUCCA. Quello sulle riaperture è un piano accompagnato da diverse perplessità. Perplessità che sono anche di Confcommercio Imprese di Lucca e Massa Carrara.

«Avere delle date concrete su cui ragionare – scrive l’associazione – è un segnale che va nella direzione giusta e da noi auspicata e chiesta con forza a lungo. Ma siamo ancora ben lontani dal poterci ritenere soddisfatti: dal governo ci aspettavamo misure più incisive che invece non sono arrivate. Prendiamo il caso dei ristoranti, cui viene consentito di riaprire dal 26 aprile sia a pranzo che a cena, ma solo in zona gialla e solo in spazi all’aperto. Primo grande problema: chi non ha tavoli all’aperto resta tagliato fuori. E sono tanti i locali a non poter disporre del suolo pubblico. Secondo aspetto: la sera è ancora presto per poter pensare di far cenare le persone soltanto all’aperto, specie nelle località collinari e montane dove le temperature sono mediamente più basse. Terzo aspetto: il coprifuoco confermato alle 22. Questo orario costringerà le persone ad andare a cena a orari improbabili, specie nei giorni feriali quando lavorano e staccano magari solo nel tardo pomeriggio. Per questa ragione avanziamo sin da ora la proposta di spostare questo orario quantomeno alle 23. Quarto punto: riceviamo segnali di grande preoccupazione per il distanziamento fra i tavoli a due metri, che comporterà la perdita di altri coperti in locali già oltremodo sacrificati».

«La richiesta forte che rivolgiamo al governo – insiste la nota – è quella di definire da subito una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente invitiamo tutti i Comuni a fare quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico gratuito e laddove possibile esteso rispetto alle superficie attuali, prevedendo sgravi fiscali a compensazione per tutti coloro che invece del suolo pubblico non possono usufruire per ragioni di spazio. In generale non riusciamo a capire il motivo per il quale ancora oggi, nonostante le evidenze che emergono dai dati sui contagi, si continui a far passare il messaggio che siano i ristoranti i luoghi di trasmissione del virus. Il governo ha concesso, giustamente, la ripresa di diverse attività al chiuso. Ma ai ristoratori dice di lavorare solo all’aperto. È semplicemente assurdo: i nostri imprenditori hanno seguito alla lettera le prescrizioni anti covid sin dall’inizio, sono persone serie e scrupolose che pensano alla loro salute, a quella dei dipendenti e a quella dei clienti. Continuare a limitare questo tipo di attività come fosse la panacea di tutti i mali è veramente incomprensibile».

«Per quanto riguarda l’ipotesi del pass – termina la nota dell’associazione di categoria – leggiamo che si tratta di un percorso ancora da definire. A un primo sguardo esprimiamo perplessità per uno strumento che a nostro avviso rischia di diventare un ulteriore ostacolo per incentivare le persone a muoversi e provare a tornare alla normalità». —

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