Sicurezza
Inchiesta ’Ndrangheta Tra gli indagati un imprenditore locale
Ruolo marginale: lavori in subappalto senza autorizzazioni Fra le persone coinvolte, altre tre sono originarie di Lucca
Lucca. L’inchiesta sulla ’Ndrangheta in Toscana sfiora anche Lucca: tra gli indagati un imprenditore di Porcari e tre persone nate nel capoluogo lucchese. Ventitré arresti, sequestro preventivo di beni per circa 20 milioni di euro. Un lotto di una strada, la nuova 429 bis nell'Empolese, costruita con dentro i rifiuti, concerie sotto accusa e traffico di cocaina. È il bilancio di una maxi operazione dei carabinieri in Toscana in relazione a 3 indagini collegate tra loro.
L’imprenditore porcarese coinvolto in uno dei filoni sulla movimentazione della terra è Luigi Amedeo Del Carlo, 65 anni, il cui coinvolgimento è però marginale. Secondo quel che emerge dall’indagine la ditta Del Carlo, che aveva in appalto opere concernenti la pubblica amministrazione nel Comune di Montale, avrebbe concesso senza le previste autorizzazioni una parte dei lavori alla Idrogeo di Antonio Chefari che eseguiva le lavorazioni suddette con la collaborazione di Alessandro Cafissi e Carmine Pilia, dell’impresa Cafissi – camuffando l’illecito con il meccanismo del “distacco” di manodopera.
Il cuore dell’inchiesta, però, gira intorno al Comprensorio del cuoio. Tra i nomi citati a vario titolo negli atti del tribunale ci sono personaggi illustri del sistema conciario e della pubblica amministrazione santacrocese. I vertici dell’Associazione conciatori, vecchi e nuovi, e la sindaca Giulia Deidda che ricopre la carica del Polo tecnologico conciario (Poteco) e giunta al suo secondo mandato alla guida del Comune di Santa Croce. Per chi assiste ogni giorno da anni al lavoro fatto da imprenditori ed enti locali per la lotta all’impatto ambientale, c’è da non crederci. Invece, leggendo le carte dei magistrati emergono accuse pesanti con l’implicazione della ’ndrangheta. E lo stupore emerge anche alla luce delle tante notizie diramate per mettere in risalto i risultati ottenuti in fatto di abbattimento dell’inquinamento e, soprattutto, dei passi avanti compiuti per mettere in pratica l’economia circolare con la benedizione della Regione. Tanto che, nel marzo 2019, l’allora presidente della Toscana, Enrico Rossi, firmò un protocollo sul tema con Alessandro Francioni che in quel periodo era presidente di Assoconciatori. E che ieri è finito ai domiciliari.
Francioni, che è nato a Lucca, è una figura importante nella concia. Più volte presidente dell’ente di categoria di Santa Croce, è titolare della conceria Sanlorenzo di Castelfranco che produce pelle col pelo destinata alle collezioni delle aziende di moda più importanti. Ha ricoperto anche il ruolo di vice presidente dell’Unione industriale pisana e si è dimesso dalla carica di numero uno di Assoconciatori nel novembre 2019. Anche la parte operativa dell’Associazione conciatori è finita nell’inchiesta della Dda fiorentina. Ai domiciliari, infatti, Piero Maccanti, direttore dell’ente fino al gennaio 2019, membro del cda di Sgs e del Polo tecnologico conciario (Poteco) e dal febbraio 2019 consulente esterno. E ai domiciliari anche Aldo Gliozzi, per anni il vice di Maccanti e poi salito al gradino di direttore.
Altro nome noto nel settore è Franco Donati, storico membro del cda di Assoconciatori, oltre che titolare della conceria Consorzio D&Co di Santa Croce. Per lui il pubblico ministero ha deciso il divieto temporaneo di esercitare imprese e ricoprire incarichi.
Stessa misura per Nicola Andreanini, anche lui nato a Lucca, direttore del settore del trattamento delle acque al depuratore Aquarno di Santa croce, uno dei fautori del sistema del “tuttobiologico” per eliminare le sostanze chimiche dal processo depurativo delle acque di scarico dalle concerie; Tra gli indagati anche Alberto Benedetti, originario di Lucca, consulente legale dell’Associazione conciatori. —
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