Sicurezza
Fiori uccisi dal gelo Ko il miele d’acacia
Si prevede un calo di produzione fra il 30 e il 60 per cento a causa dell’ondata di freddo arrivata nei giorni scorsi
Luigi Spinosi
VALLE DEL SERCHIO. Un danno economico, ma anche un segnale preoccupante di qualcosa che sta cambiando nel clima. Quest’anno nei vari mercati agricoli e sugli scaffali dei prodotti tipici scarseggeranno i vasetti di miele d’acacia, il più caratteristico delle valle lucchesi. Il motivo? Il freddo di ritorno che ha caratterizzando quest’inizio di primavera. Un freddo arrivato subito dopo una prima ondata di caldo che aveva innescato le prime fioriture. Nei campi, sugli alberi da frutto, e anche nei boschi.
Quei fiori sono stati in gran parte uccisi dal freddo, con danni facilmente immaginabili nei frutteti, ma anche con un effetto diretto, appunto, sulla produzione del miele. Perché tra le fioriture danneggiate vi sono anche quelle di robinia, quella che da noi viene chiamata acacia. Una pianta non autoctona ma che nel nostro Paese, quando fu introdotta meno di 400 anni fa, ha trovato un ambiente ideale, diffondendosi rapidamente ovunque, comprese Mediavalle e Garfagnana. Un albero non molto amato, accusato di rubare spazio a specie più produttive (in primis il castagno), ma che ha due virtù: il suo legno e, appunto, i suoi fiori. Fiori ricchi di nettare, dai quali si ricava un miele molto apprezzato, importante per qualità e quantità.
«La produzione media di miele in Lucchesia si aggira tra i 5 e 6mila quintali l’anno – spiega Andrea Elmi, presidente di Coldiretti Lucca – e la maggior parte, oltre il 50 per cento, è rappresentato proprio dal miele di acacia. E si stima che per quest’ondata di freddo si perderà tra il 30 e il 60% di quella produzione». In un paio di notti di gelata infatti sono stati bruciati i fiori e, dove si erano già sviluppati, i germogli delle acacie. Un problema soprattutto a quote medio-basse, quindi sulle colline e in Mediavalle, mentre salendo in quota, dove lo sviluppo è più tardivo, c’è qualche speranza di riuscire a salvare la produzione.
Quel che ne vien fuori è un bel danno per molti agricoltori, che hanno proprio nella produzione di miele un’integrazione del proprio reddito, ma anche un segnale inquietante, l’ennesimo, di un clima che sta cambiando. Un segnale magari piccolo rispetto ad altri che si sono avvertiti – sotto forma di nubifragi – sempre in Valle.
«Sarà una stagione un po’ compromessa – aggiunge Francesca Buonagurelli, titolare di un agriturismo a Barga e apicoltrice – tutto dipende dalle annate. Dalle nostre parti la produzione di miele si basa soprattutto su due fioriture, immediatamente successive tra loro, quella di acacia e poi quella di castagno. Ma ormai sono diversi anni che la produzione di miele d’acacia è condizionata dal meteo, anche se questa è la prima volta che il problema è legato al gelo. Diciamo che negli ultimi dieci anni la produzione è andata in malore quattro o cinque volte. In passato si è trattato soprattutto di problemi legate a piogge fuori stagione, arrivate in piena fioritura. In questi casi la pioggia non ha danneggiato i fiori, come è avvenuto nel caso del gelo, ma con la pioggia le api non escono dall’arnia e non producono il miele. È il segno di un clima che sta cambiando. In un certo senso le api sono sentinelle di questo cambiamento climatico». —
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