Il Tirreno

Lucca

«La pandemia ha tolto molte certezze ma ha restituito la capacità di stupirci»

paolo giulietti*
«La pandemia ha tolto molte certezze ma ha restituito la capacità di stupirci»

Riparte l’iniziativa della Chiesa lucchese denominata “Lessico della speranza” 

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l’intervento

Don Lucio Malanca presenta l’iniziativa “Lessico della speranza”. «Dopo l'esperienza dell’Avvento, quando noi preti della Chiesa nella città (Arancio - San Filippo, Centro Storico, Sant’Anna, San Concordio - Pontetetto, San Donato, San Marco - SS. Annunziata, SanVito), abbiamo dialogato con la città attraverso i giornali, torniamo a farlo ora partendo da una parola decisiva: speranza. Apre le “Lettere alla città” il vescovo Paolo Giulietti».

paolo giulietti*

Lo stupore si affaccia in tutti i racconti pasquali dei Vangeli: «È proprio lui! È il Signore!”. Dove non sembrava esserci che morte è fiorita una vita sorprendente. Chi l’avrebbe mai detto? Uno stupore simile si ritrova nei bambini, per i quali tutto è nuovo: a loro basta poco per sgranare gli occhi e rimanere a bocca aperta. Noi adulti sorridiamo divertiti, ma anche rasserenati: ci fa proprio bene questa meraviglia dei piccoli, induce la nostalgia di uno sguardo che nel tempo si è come affievolito. Tolti gli effetti speciali dei film, nulla più ci stupisce: la solita routine, le solite cose, la solita gente, la solita vita. Qualche ora-giorno-settimana di evasione non basta a restituire alla realtà quel particolare spessore di novità che intuiamo nelle simpatiche reazioni dei piccoli.

Anche i poveri si stupiscono: chi ha poco, infatti, non è assuefatto alle cose; chi è ai margini non è abituato alle attenzioni; chi non conta si meraviglia di essere considerato; chi non ha garanzie è grato per ogni giorno di vita in più. Per questo Gesù poté proclamare: «Felici voi, poveri… Poveri voi, ricchi…» (Lc 6, 20.24)

Chi sa stupirsi sa anche sperare. Come spiegare, altrimenti, la gioia che ricordano i vecchi, quando parlano di una vita assai dura, ma che si affrontava senza troppe paure? Come rendere ragione dell’allegria dei popoli poveri, della vitalità prorompente delle loro liturgie e delle loro feste, che tanto colpisce chi ha la fortuna di vivere qualche esperienza nelle Chiese del sud del mondo? Cosa motiva la speranza di chi avrebbe tutte le ragioni per essere disperato?La pandemia, che ci ha tolto molte certezze, ci ha restituito un po’ della capacità di stupirsi: ciò che prima era scontato, dopo non lo è stato più, e molte cose sono ritornate ad apparirci per quello che sono, cioè un dono. Non dovuto, non meritato, non banale. Che sorpresa, tornare ad essere grati per una voce, un sapore, un panorama, un volto, un gesto, un respiro. Esperienze accolte con stupore, dopo esserne rimasti privi tanto a lungo, fino a pensare – magari – che non le avremmo più vissute; con l’intuizione e la speranza che la vita non sia finita, ma che possa invece riservarci qualche significativa e positiva novità. Come accadde alle donne giunte di mattina al sepolcro, ai due sulla via di Emmaus, agli apostoli nel cenacolo. Chi visse lo stupore di incontrare il Risorto non avrà più paura di fronteggiare il male e la morte: piccoli, poveri, coraggiosi. —

*Arcivescovo di Lucca

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