Sicurezza
Fatture false, nei guai società di autotrasporto
La Finanza sequestra trattori e auto per trentamila euro e blocca conti correnti per un importo di circa novantamila euro
Luca Tronchetti
CAPANNORI. C’è anche un azienda del Capannorese tra le imprese coinvolte nell’operazione della Guardia di Finanza effettuata del comando provinciale di Roma compagnia di Nettuno relative ad un giro milionario legato all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione dei crediti d’imposta, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, riciclaggio e autoriciclaggio. Nell’operazione denominata « Ghost Credit» sono stati sequestrati beni mobili e immobili, conti correnti e disponibilità finanziarie per un importo di circa 11 milioni di euro.
Un’operazione che ha riguardato mezza Italia e che ha toccato anche la provincia di Lucca e in particolare una società di autotrasporto con sede nel comune di Capannori. I finanzieri della Compagnia di Lucca hanno operato su delega dei colleghi romani il sequestro di circa trentamila legato a un paio di trattori e un’automobile intestate alla società il cui amministratore figure nel registro degli indagati. Secondo i finanzieri l’ammontare della frode della società del Capannorese è pari a circa 120mila euro e, compensazione dei beni mobili sequestrati, le fiamme gialle della Compagnia di Nettuno hanno provveduto, su istanza del giudice, a sequestrare conti correnti riconducibili alla ditta di autotrasporti per circa novantamila euro.
Le indagini, dirette dalla procura della Repubblica di Velletri, sono iniziate dal monitoraggio di una società del posto – fittiziamente operante nel commercio dei prodotti all’ingrosso di prodotti petroliferi, ma di fatto inattiva – che vantava consistenti crediti verso l’Erario e in particolare riguardo all’Iva e alle spese nel settore dell’innovazione ecologica. Gli accertamenti dei finanzieri hanno portato all’individuazione di un romano con precedenti penali specifici che, per l’accusa, si trovava al vertice dell’organizzazione e di un’altra società utilizzata per perfezionare la frode. Società che si occupava della creazione artificiosa dei crediti d’imposta, poi ceduti, dietro il corrispettivo del 5-10 per cento del loro valore, a imprese molto indebitate con il fisco e con l’Inps.
Le dichiarazioni fiscali delle due società erano provviste del visto di conformità necessario da un consulente abilitato e le spese, in modo fittizio, sostenute per le attività di ricerca e sviluppo erano asseverate da una falsa relazione tecnica redatta da un professionista. I proventi della truffa venivano fatti confluire su conti correnti intestati ad una terza società esistente che aveva la stessa denominazione sociale di una delle altre due società coinvolte nella frode proprio per ostacolare l’individuazione della provenienza dei fondi. Grazie all’intervento dei finanzieri è stato evitato un ulteriore danno all’Erario per oltre 13 milioni. La procura ha chiesto e ottenuto dal gip un decreto di sequestro preventivo per equivalente dei beni nella disponibilità degli indagati che, oltre alla ditta di Capannori, è stato eseguito in aziende lombarde, laziali, venete e siciliane. —
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