Attenzione
«Sette imprese su dieci escluse dai ristori»
La direttrice del centro assistenza fiscale: «Il problema è il requisito del 30% minimo di calo del fatturato per avere gli aiuti»
lucca. Sette imprese su dieci rimarranno fuori dai sostegni previsti dal Governo. Lo sostiene la Cna di Lucca dopo avere effettuato tutti i conteggi necessari per verificare a chi andranno le misure di ristoro previste dall’ultimo decreto legge. Il centro assistenza fiscale (Caf) della Cna ha predisposto e inviato le istanze per le imprese assistite e ha riscontrato che il contributo spetterà solo al 35% delle imprese a Lucca (il 38% a Viareggio) contro la percentuale rilevata a livello nazionale del 40%. «Indipendentemente dal codice Ateco – dice Brunella Bini, direttrice del Caf Cna di Lucca – il contributo spetta a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato 2019. L’aiuto va da un minimo di mille euro (duemila per le società) a un massimo di 150mila euro. Ma con il requisito della soglia del 30% del calo del fatturato oltre 6-7 imprese su 10 resteranno escluse dai contributi a fondo perduto».
Secondo la Cna, per avere un contributo superiore ai mille euro una piccola impresa individuale deve aver perso oltre 20mila euro di ricavi nel 2020, mentre una società deve raggiungere una perdita di 40mila euro. «Una società che nel 2019 ha fatturato 90mila euro e nel 2020 ha fatturato 40mila euro – conferma Bini - avrà un contributo di soli 2.500 euro a fronte di un minor fatturato di 50mila, cioè una perdita di 47.500 euro».
La Cna si dice delusa del decreto, che «si sta rivelando insufficiente e poco efficace. Abbiamo apprezzato il superamento dei codici Ateco e l’adozione del fatturato quale requisito per gli indennizzi, ma non è sufficiente». L’associazione ritiene che il fatturato non sia il parametro più preciso per determinare l’effettiva sofferenza delle singole attività. A parità di fatturato, la marginalità dipende dalla struttura dei costi, che è variabile. «Per fare un esempio nei servizi alla persona – continua Bini – parrucchieri ed estetiste hanno dovuto sostenere spese extra anche per adeguarsi ai protocolli di sicurezza. Quindi, pressoché tutte le imprese di questo settore, secondo i nostri dati, non solo hanno ridotto il fatturato, ma hanno visto crescere contemporaneamente anche le spese». Cna ha chiesto di sostituire “la tagliola del 30%” con un meccanismo che riduca progressivamente il beneficio, ampliando così la platea dei beneficiari. «Speriamo che almeno i tempi di erogazione siano rapidi come promesso dall’Agenzia delle Entrate », onclude Bini. —
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