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«Mercati e fiere devono essere sullo stesso piano»

«Mercati e fiere devono essere sullo stesso piano»

L’associazione ha presentato le sue richieste al prefetto Ha anche sottolineato  la disparità di beni da vendere fra negozi e ambulanti

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lucca. Ripartenza delle fiere anche in zona arancione, presenza nei mercati in zona rossa di banchi che vendono i generi di prima necessità consentiti nei negozi a posto fisso. Sono alcuni dei punti inseriti nel documento che il sindacato ambulanti Anva Confesercenti ha consegnato al prefetto di Lucca Francesco Esposito al termine di un incontro al quale hanno preso parte il presidente Toscana Nord Leonetto Pierotti, il responsabile Lucca Massimiliano Logli e il responsabile area lucchese di Confesercenti Toscana Nord Daniele Benvenuti. «Ringraziamo il prefetto – commentano Pierotti e Logli – per aver accolto immediatamente la nostra richiesta di incontro e per averci assicurato che il contenuto del nostro documento sarà veicolato al governo. Nelle sue parole la comprensione della situazione dei tanti operatori ambulanti che da un anno lavorano a singhiozzo».

«Le fiere sono un esempio di come i provvedimenti dei decreti del governo sono lontani dalla realtà dei fatti – aggiungono –. Come spiegare ai nostri colleghi che non lavorano da marzo 2020, a parte alcuni giorni in estate, che i loro banchi sono diversi da quelli dei mercati settimanali e che pur rispettando tutti i protocolli sanitari devono rimanere chiusi a prescindere dai colori del rischio. La nostra richiesta al governo, quindi, è di parificare le fiere ai mercati, con stesse regole e protocolli per le aperture». Mercati settimanali per i quali Anva Toscana Nord chiede di intervenire in merito alla zona rossa. Concludono Pierotti e Logli: «Nel decreto del 2 marzo 2021 si consente in zona rossa, al commercio fisso, la vendita di prodotti alimentari e fiori (anche nei mercati), di profumi e cosmetici, saponi, detersivi, biancheria, confezioni e calzature per bambini e neonati. Ma non si permette di vendere questi beni di prima necessità agli operatori dei mercati. Questo genera confusione e ingiustizia». —

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