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Cecchi: «Il vaccino per la “variante imprese” c’è e si chiama lavoro»

T. G. ;
Cecchi: «Il vaccino per la “variante imprese” c’è e si chiama lavoro»

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lucca. Hanno protestato lunedì pomeriggio a Roma, gli operatori di Mio (Movimento imprese ospitalità) insieme alle Partite Iva nazionali, alla Rete Partite Iva del territorio e altre sigle di esercenti del commercio intenzionate a dire “basta” a restrizioni anti Covid.

Federica Cecchi, 32 anni, titolare della pasticceria “Piccola Soave” di Lucca, è la coordinatrice regionale del Movimento. Fa proprie le parole del presidente Paolo Bianchini: «No alla violenza ma da oggi (ieri, ndr) riapriamo». Cecchi ricorda le tre richieste avanzate al Governo: blocco degli sfratti, proroga delle moratorie Abi e dei finanziamenti in ripartenza, e blocco delle licenze per almeno tre anni. Bianchini ha stigmatizzato le tensioni di Roma (tafferugli in piazza Montecitorio, con alcuni poliziotti leggermente feriti): «Non sarebbe dovuto accadere nulla di così forte, ma i ristoratori si sentono presi in giro da tredici mesi». Il vaccino per «la “variante imprese” – afferma Cecchi – c’è, e si chiama lavoro. Il comparto dell’ospitalità a tavola, che nel corso di un anno ha ricevuto elemosine, soltanto quelle, è al capolinea. Non ci sono più i soldi per far fronte ai costi fissi, alle tasse. Lo Stato non può chiedere ai piccoli imprenditori di assistere inermi al proprio funerale». —

T. G.

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