Sicurezza
Nell’anno della crisi il distretto cartario continua a crescere
Secondo lo studio sui distretti elaborato da Intesa Sanpaolo le esportazioni sono aumentate di dieci milioni di euro
porcari. Che il segno meno avrebbe caratterizzato l’andamento dell’export toscano del 2020 era un qualcosa di tristemente scontato, ma in quel rapporto lacrime e sangue compare anche qualche elemento positivo, e arriva proprio dalla Lucchesia. In particolare dalla Piana. Il rapporto in questione è quello elaborato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che analizza l’andamento dell’export dei distretti toscani.
Un andamento che nell’anno della pandemia è stato decisamente negativo: le esportazioni sono calate del 20,9 per cento (anche peggio del meno 12,7 di media nazionale), per valore di 4,3 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. Ma questo è il dato totale dei 20 distretti monitorati. Ma su questi 20 ve ne sono cinque che hanno fatto registrare una crescita sui mercati internazionali. Tra i cinque vi è quello dell’olio toscano, che comprende una larga fetta di territorio regionale, Lucchesia compresa, che ha visto il suo export crescere del 12%. Ma soprattutto vi è il distretto cartario di Lucca. Qui la crescita in termini percentuali è stata risicata (un più uno per cento), ma quell’uno in più non solo vuol dire comunque crescita in un anno difficile, ma è una percentuale calcolata su cifre assolute di partenza importanti: in pratica significa 10 milioni di euro in più.
La specializzazione nel settore tissue delle industrie cartarie che si concentrano nella Piana e nella Mediavalle ha pagato. Il principale mercato resta quello francese, per un valore complessivo di 218 milioni di euro, in aumento rispetto al 2019. Ma le crescite più rilevanti nelle esportazioni si sono registrate verso i mercati tedesco, britannico e statunitense.
Più in dettaglio verso la Germania (secondo Paese dopo la Francia) le esportazioni hanno raggiunto un valore complessivo di 155 milioni di euro, 16 in più rispetto al 2019 (in percentuale una crescita dell’11,4 per cento). Verso il Regno Unito, Paese al terzo posto della classifica degli importatori di carta dal distretto lucchese per un totale di 68 milioni di euro, le esportazioni sono aumentate in valore assoluto di undici milioni di euro, ossia il 19,8 per cento in più.
Ma la crescita in termini percentuali più consistente è quella verso gli Stati Uniti: nel 2019 le esportazioni ammontavano a poco più di 36 milioni di euro, nel 2020 sono arrivare a 49 milioni, 12,6 milioni di euro in più per una crescita del 34,9 per cento.
Il mercato inglese è stato oggetto di una recente acquisizione perfezionata dal gruppo Lucart, che ha rilevato il 100 per cento di Esp Ltd, un trasformatore di carta tissue per il segmento professional, con un fatturato pari a circa 30 milioni di euro. Gli Stati Uniti invece si sono confermati come primo mercato per il gruppo Sofidel, con una crescita del 37 per cento, che ha contribuito al superamento del traguardo di due miliardi di fatturato consolidato nel 2020.
Restando ai primi dieci mercati per importanza del cartario nel 2019 si è registrata una lieve crescita anche le esportazioni verso la Grecia (quarto importatore di carta lucchese per un importo di 58 milioni di euro), verso i Paesi Bassi e verso la Polonia. Esportazioni in calo invece verso la Svizzera, l’Ungheria e, in modo più sensibile, verso la Spagna.
Bene la carta, meno bene invece il dato del distretto dela meccanica dell’industria cartaria di Lucca, che ha realizzato 539 milioni di euro di esportazioni: il 10 per cento in meno rispetto al 2019.
Un dato negativo ma che, essendo inserito in una filiera (quella della carta) che va bene, è stato meno pesante per esempio di quello delle macchine per l’industria tessile di Prato, dove il calo è stato del 30 per cento. —
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