Toscana
Due anni nel cda rossonero ma non si fidava di Fouzi Hadj
Assieme all’amico Paluzzi ricoprì con grande entusiasmo l’incarico affidatogli da Fazzi Il suo amore per gli animali e per il pastore maremmano
Luca Tronchetti
LUCCA. Il calcio, la Formula 1, la Costa Azzurra e l’amore per gli animali. Erano le grandi passioni di Roberto Davini, signore d’altri tempi ricco di buon senso e umanità e scevro da pregiudizi. Tifoso della Ferrari, della Juventus e soprattutto della Lucchese che da bambino, assieme a suo padre, aveva ammirato in B ai tempi di Zavatti, Bassetto e Mannucci. E quando il sindaco Fazzi lo propose per entrare a far parte del Cda della Lucchese, lui non ebbe esitazioni ad accettare l’incarico portato avanti con passione e competenza dal 13 agosto 2005 al 20 settembre 2007 quando si dimise dalla carica. Nonostante la fedeltà ai colori rossoneri, lui di Fouzi Hadj si fidava poco o nulla. Anzi, era stato tra i primi a metterne in discussione l’onestà intellettuale come ricorda l’amico di tante battaglie e collega nel cda rossonero, Massimiliano Paluzzi: «Quando andammo a Genova nello studio del dottor Bubbi (un professionista dell’uomo d’affari siro-armeno) aveva avuto modo di studiare bene il presidente della Lucchese. Davini era stato dal 1977 al 1984 in Libia e aveva creato, con imprenditori lucchesi, un consorzio per aggiudicarsi appalti per strade, fognature e acquedotti. Conosceva bene gli arabi e la loro mentalità. Gli bastava uno sguardo per capire se mentivano. E lui di Hadj non si fidava. Alla fine i fatti gli hanno dato ragione. Ci ha sofferto molto sia dal punto di vista affettivo perché amava la Lucchese, sia perché quel fallimento, almeno inizialmente, lo coinvolse anche se, con le sue dimissioni dalla carica di membro dell’organo direttivo un anno prima del crac, venne subito scagionato». Paluzzi lo ha sentito poco prima del decesso: «Era il mio compleanno e ci siamo scambiati le solite battute. Stava bene: era contento perché aveva acquistato un cucciolo di pastore maremmano che nel suo cuore aveva preso il posto del vecchio cane scomparso. Un grande uomo che aveva gestito la Geal in modo straordinario e un amico vero. Lo prendevo in giro perché sottolineava le sue affermazioni con un "uhmmm" che solo lui sapeva fare e che conferiva solennità alla frase. Resterà sempre nel mio cuore per la sua simpatia e la sua umanità». —
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