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#oralavoro 

Cecchi a Roma per la protesta dei ristoratori

Tiziana Gori
Cecchi a Roma per la protesta dei ristoratori

La titolare della pasticceria “Piccola soave” di via Elisa è la coordinatrice regionale del Movimento imprese ospitalità «Apriremo a pranzo e a cena»

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lucca. Ha 32 anni, e quasi 20 li ha già vissuti nel settore della pasticceria, iniziando a creare torte e pasticcini sotto la guida dei suoi genitori sin da ragazzina. Fino allo scorso anno, alla “Piccola soave” di via Elisa lavoravano lei, il marito e tre dipendenti. Due contratti non sono stati rinnovati a causa della pandemia.

Federica Cecchi è, insieme al piombinese Sergio Fedeli, la coordinatrice toscana del Movimento imprese ospitalità (Mio) che ieri pomeriggio ha manifestato a Roma «per il diritto al lavoro e alla sopravvivenza dei ristoranti e dei pubblici esercizi».

L’invito è alla disubbidienza. Una disubbidienza ordinata e civile «nel rispetto delle norme anti Covid».

Così non si può andare avanti, sostiene Federica Cecchi. Al Mio hanno aderito 1, 200 imprese a livello nazionale, diverse decine anche in Toscana. Ma a Roma, ieri pomeriggio, erano presenti altre associazioni del settore: Associazione partite Iva del territorio, partite Iva nazionali, Associazione fieristi italiana, La rete delle partite Iva, Movida sicura, #ioapro.

Tutte insieme sotto lo slogan #oralavoro.

«Oggi (ieri, ndr) è la death line – spiega Cecchi – Da 14 giorni abbiamo sottoposto all’attenzione del Governo le nostre proposte, ragionate e concrete». In sostanza, meritevoli di una risposta. «Ci sembra il minimo. Anche l’ultimo atto del Governo, il decreto Sostegni, ha riconosciuto indennizzi insufficienti. Nemmeno le attività che hanno fatto asporto e consegne a domicilio riescono a coprire i costi di gestione. Con perdite di fatturato che si aggirano sul 40%, rimaniamo aperti solo nella speranza di poter ripartire». Tra le proposte del Mio «il blocco delle licenze per almeno tre anni e la proroga alla moratoria per i finanziamenti dei mutui, in scadenza il 30 giugno». Il presidente di Mio, Paolo Bianchini, ha avuto il suo bel daffare ieri a Roma per gestire la rabbia dei ristoratori: «I toni – afferma Cecchi – si stanno facendo accesi». Da oggi gli aderenti a Mio terranno aperto a pranzo e a cena. «Ognuno sarà libero di aprire o non aprire. Il messaggio che dev’essere compreso però è questo: noi riapriamo per l’estrema necessità di lavorare». –

Tiziana Gori

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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