Sicurezza
I commenti davanti ai supermercati «Pare di essere tornati al lockdown»
I clienti prendono con filosofia la chiusura di Pasqua e Pasquetta: «Le code? Con tutto quel che è successo sono niente»
Luigi Spinosi
LUCCA. «Sembra di essere tornati a un anno fa»: questo il mantra che si ripeteva ieri mattina davanti a supermercati e negozi. La decisione della Regione di far abbassare le serrande nei giorni di Pasqua e Pasquetta si è tradotta ieri in lunghe code davanti ai vari esercizi. Anche perché già a cose normali il sabato è per tanti giorno di acquisti. Figurarsi poi se quel sabato è quello che precede la Pasqua.
Certo, una volta dentro, la situazione cambia a giudicare dalla maggior parte dei commenti raccolti (poca fila alle casse, libertà di movimento tra gli scaffali e così via), ma resta l’impatto psicologico rappresentato da quella fila che sembra proiettarci alla fase più dura del lockdown. Insomma più impressione che sostanza almeno dal punto di vista dei clienti, anche se il personale, almeno negli orari di punta ha avuto il suo bel daffare a gestire le persone che volevano entrare. Per esempio a metà mattinata, quando abbiamo raccolto i commenti dei clienti (in questo caso nel parcheggio del supermercato Esselunga dell’Arancio, ma la stessa scena si sarebbe potuta incrociare davanti a ogni negozio e supermarket). Già all’ora di pranzo la situazione era più serena. Una precisazione prima di continuare:, tutti i clienti erano regolarmente con la mascherina e l’hanno tolta solo pochi secondi per le foto.
«Di solito non vengo in un giorno preciso della settimana – racconta Francesco Austeri mentre sta caricando la spesa sul suo scooter – ma quando ne ho necessità e oggi era uno di quei giorni. Solo ieri sera ho saputo dalla televisione che dovevo aspettarmi una cosa del genere. Sembra di essere tornati indietro nel tempo». «Personalmente ho avuto la fortuna di arrivare molto presto, quando ancora non si era formata la coda», racconta Maria Pacini, accompagnata dal figlio che l’ha attesa fuori (vista la regola, che non è solo di ieri, di un solo componente per famiglia). Poi, guardando la fila, si lascia andare a un pensiero condiviso: «Speriamo di venirne fuori presto».
Ma la maggior parte dei clienti ha preso questo sabato insolito con una certa filosofia: «Probabilmente, se non ci fosse stato questo provvedimento, sarei venuto a fare la spesa lunedì mattina – racconta Federico Ricci – ma comunque è tutto abbastanza organizzato. Sì, c’è la fila, ma in realtà è più impressione che altro. In fondo si tratta di aspettare cinque minuti, e difronte a tutto quello che è successo e sta succedendo non pare un gran sacrificio, mi sembra che i veri problemi siano altrii». Un invito alla serenità è anche quello che arriva da Paolo Angeli: «L’importante è armarsi di pazienza e non farsi prendere dalla frenesia. Basta pensare a quali sono i veri problemi, o agli amici che hanno bisogno. Il servizio è efficiente e mi pare che prevalga il buonsenso, anche da parte dei clienti». Insomma, sì, c’è da aspettare un po’, e prima ancora c’è pure da faticare – se arrivi in auto – per trovare un parcheggio. Ma (questo il pensiero ricorrente) già il fatto di poter essere qui, di potersi permettere il lusso di avere nel pranzo di Pasqua la principale preoccupazione, o addirittura di potersi permettere di fare la spesa (e non è poi così scontato in questi tempi) ci classifica tra quelli un po’ più fortunati. Davvero, come hanno detto Ricci, Angeli e altri clienti intervistati al volo, c’è chi in questo momento vive problemi ben più grandi del dover spettare qualche minuto.
In tutto questo non sono mancati i siparietti simpatici. Come la vicenda di Gemma Ferrara, che guarda con sgomento i clienti in attesa di entrare: «Io non sarei venuta oggi, ma per tradizione a Pasqua preparo sempre la pastiera, solo che mi sono accorta che mi mancavano degli ingredienti. E adesso non so se entrare o rinunciare al dolce». E tra i clienti spunta anche il dirigente della Lucchese Bruno Russo che, per niente spaventato dalla fila, si concede una battuta: «È peggio andare alla partita».
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