Sicurezza
Messe pasquali e limiti per il Covid In chiesa restano solo pochi posti
Tutto esaurito per le cerimonie nelle parrocchie dell’unità pastorale di Segromigno Pochissime sedie rimaste in quella del capoluogo
CAPANNORI. Alla messa di Pasqua non si rinuncia. Il Covid non ferma i fedeli che a Capannori hanno prenotato in massa per le celebrazioni delle festività pasquali. È già tutto esaurito per la funzione del Sabato Santo quella della veglia del Cristo alle 19.30 di oggi nella chiesa di San Quirico e Giuditta. Ancora pochi posti per le messe di domani delle 8 e delle 11. La pieve può accogliere circa 200 persone. Pochissimi posti anche a Tassignano per le celebrazioni delle 10 e a Paganico per quella delle 9.
«È un segnale positivo – dice il parroco don Marcello Franceschi – c’è più che mai voglia, in questo momento difficile, di stare uniti e pregare insieme e riscoprire i valori autentici della Pasqua e della resurrezione di Gesù». Certo, non sarà una messa pasquale come prima del Covid stante il divieto di processioni: durante la Via Crucis solo chi porta la croce si sposterà lungo il tragitto e i fedeli resteranno al loro posto. «Le messe sono organizzate nel rispetto delle norme di prudenza e delle disposizioni della Diocesi – dice il parroco di Capannori – in particolare non si possono fare le processioni e tutti i rituali dove ci possono essere assembramenti o contatti con i fedeli». Sarà salvata la tradizionale benedizione, sia pure a distanza, delle uova pasquali del Sabato Santo.
Tante richieste anche a Segromigno: prenotazioni esaurite per la chiesa di Segromigno in Piano con tutti i 250 posti disponibili e distanziati che sono stati assegnati, e tutto esaurito anche per le celebrazioni di sabato a Segromigno in Monte (120 persone) e San Colombano (110 posti), che fa parte della stessa unità pastorale. «Abbiamo aggiunto qualche messa per evitare affollamenti, sei alla mattina e due nel pomeriggio – dice don Damiano – tutte funzioni che si svolgeranno in sicurezza attenendoci alle disposizioni impartite dall’arcivescovo Paolo Giulietti e a differenza di quanto avvenuto un anno fa, in pien lockdown, la settimana santa è vissuta in modo comunitario, anche senza le tradizionali processioni e la lavanda dei piedi del Giovedì Santo, ma non manca lo spirito di comunità e la partecipazione alle messe che ci rafforza intimamente nella fede e rappresenta un segnale speranza».
Il perdurare dell’emergenza sanitaria ha imposto ai parroci importanti modifiche, compresa l’impossibilità di fare la tradizionale benedizione nelle case. —
N. N.
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