Sicurezza
La scuola ai tempi della Dad raccontata da un’insegnante
PORCARI. La scuola ai tempi della Dad. Sul tema abbiamo rivolto una serie di domande ad Alessandra Del Roso, docente di scienze naturali all’Isiss, che comprende il liceo scientifico Majorana di Capannori e l’istituto tecnico Benedetti di Porcari.
«Già dal 5 marzo 2020 – racconta – noi insegnanti eravamo preparati a livello tecnologico, formati per utilizzare la piattaforma di e-learning e in un certo senso, ci sentivamo sicuri delle nostre competenze, ma diversa è stata la realtà che ci attendeva. Passare dalla scuola in presenza alla Dad è stato un banco di prova per tutti: ci siamo trovati improvvisamente a fare i conti con i limiti della tecnologia e abbiamo dovuto intraprendere e sostenere un iter complesso e faticoso per adeguare la nostra didattica a questa inedita realtà. La Dad ha inoltre scavato ulteriormente il divario tra gli studenti più attrezzati e sostenuti dalle famiglie e studenti svantaggiati. La scuola ha cercato di sopperire ma talvolta non è stato sufficiente a garantire continuità e qualità dei collegamenti. La Dad nata all’inizio della pandemia come soluzione temporanea per salvare il sistema docenza, è poi divenuta la quasi normalità in questo anno scolastico. Abbiamo avuto una parvenza di normalità a settembre-ottobre, una chiusura pressoché totale fino a ritorno dalle vacanze di Natale per poi passare a una didattica al cinquanta per cento. Dal 29 marzo, tornati in zona rossa, siamo di nuovo alla Dad al cento per cento».
«Tutto questo mi porta – dice la Del Roso – a fare delle riflessioni sull’insostituibile valore del rapporto in presenza, perché la didattica a distanza è solo un pallido surrogato della relazione educativa, mancando i contatti. Il tono di voce, le pause, gli sguardi, le interazioni tra pari integrano il contenuto della comunicazione fino a farla diventare veramente significativa. La scuola non è trasmettere contenuti, ma partecipare. Devo dire che nelle mie classi, dove fortunatamente ho ragazzi motivati e resilienti, le criticità si sono via via manifestate, ma abbiamo cercato di superarle, mantenendo il filo della relazione diretta, sfruttando al massimo i momenti di didattica in presenza. Mancano comunque tutte quelle attività collaterali, come le gite, le uscite. Anche l’alternanza scuola-lavoro è ridotta ad attività prevalentemente on-line. Si percepisce nettamente l’incompletezza della formazione e si comprende il clima di generale demotivazione. Il quinquennio liceale è una esperienza totale e totalizzante, che non si può mortificare, confinando gli studenti nella loro cameretta davanti ad uno schermo. E condivido appieno il parere del presidente di Confindustria Giulio Grossi. L’ampio ricorso alla didattica a distanza avrà ricadute negative anche sul mondo delle imprese». —
Rita Camilla Mandoli
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