Attenzione
Cava Prispola, coinvolta anche una ditta di Avenza
VAGLI. L’ex sindaco Mario Puglia, la moglie Anna Laura Cazzullo, un dipendente comunale, un’imprenditrice kazaka e l’amministratore di un’azienda estrattiva di Avenza sono al centro della vicenda – collegata al Sistema Vagli – che ha portato il giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri al sequestro della cava Prispola in base all’inchiesta del sostituto procuratore Salvatore Giannino che ritiene l’acquisto dei terreni effettuato attraverso rogiti notarili non corrispondenti alla realtà: falsificati per poi rivenderli ad aziende estrattive interessati a piani di coltivazione per poter usufruire, attraverso una concessione, della cava di marmo.
I fatti. Stando agli inquirenti che hanno sigillato la cava Prispola (ritenuta profitto del reato di corruzione con la confisca prevista per legge e che si attendono la richiesta di dissequestro presentata dai legali dei soggetti interessati) con una complessa operazione su terreni di proprietà dell’Enel – completamente ignara sia della proprietà che della vicenda nonostante una lettera fatta pervenire dal comune di Vagli e a cui l’ente nazionale energia elettrica non ha mai risposto – Mario Puglia prima ha fatto usucapire quei terreni da un ottantenne di Massa Carrara attraverso false attestazione e poi attraverso un atto di trasferimento falsificato lo stesso ex primo cittadino si è preso parte dei terreni cedendo con una donazione la rimanente parte alla moglie Anna Laura Cazzullo.
Terreni acquistati dall’ottantenne per complessivi novemila euro, ma che poi nella parte donata alla moglie risultavano di un valore pari a sessantamila euro. A quel punto ecco che entrano in campo le imprese. E vengono coinvolte l’imprenditrice kazaka Marina Fateyeva, 39 anni, e la “Boana Cave” srl con sede a Avenza e diretta dai fratelli Lorenzo e Luca Dal Torrione. Vengono redatti tre rogiti notarili. Ma quello sospetto – il terzo – indica particelle che nulla c’entrano con i terreni della cava Prispola e con il giacimento della cava di marmo. E proprio su quel rogito che si concentra la procura. In quel rogito in favore della ditta «Boana Cave srl» viene stabilito un prezzo di 110mila euro. E proprio quella cifra – secondo gli inquirenti – è ritenuta il prezzo “reale” per la cessione dei terreni su cui poi l’azienda estrattiva, attraverso l’approvazione dei piani di coltivazione da parte della conferenza dei servizi, avrebbe realizzato il suo business. A garantire il buon esito dell’operazione – stando agli inquirenti – era la figura di Puglia. Il suo peso, la sua autorevolezza, il suo ruolo di vice sindaco e comunque di controllo dell’ufficio tecnico. Ma per effettuare ricerche sul territorio di terreni e boschi vicini alle cave liberi da proprietà o di proprietà Enel, Puglia poteva contare sull’apporto del geometra del comune di Vagli, Marco Bertoncini, 34 anni. Un professionista al suo servizio e incaricato di svolgere tutte le pratiche che poi avrebbero portato all’accatastamento dei terreni e, con l’acquiescenza Enel, all’acquisizione. –
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