Attenzione
Abbigliamento, i negozi sono allo stremo
Federico Lanza, presidente Federmoda, chiede ristori immediati: «Abbiamo lavorato a pieno ritmo solo un mese su 13»
LUCCA. «Ristori immediati e massicci per una categoria che è allo stremo»: la richiesta forte e accalorata arriva da Federico Lanza, il presidente interprovinciale di Federmoda Confcommercio Lucca e Massa Carrara, dopo il ritorno della Toscana in zona rossa e la conseguente chiusura per i negozi di abbigliamento e calzature.
«C’è un dato di fatto oggettivo – dice Lanza – di cui molti, a partire dalla classe politica, sembrano non tenere conto: da 13 mesi, da quando è esplosa l’emergenza sanitaria, il nostro comparto ha lavorato a pieno ritmo un solo mese. A ottobre. Gli altri 12 fra chiusure e altre restrizioni di vario genere, o non abbiamo potuto lavorare o lo abbiamo fatto a scarto ridotto. Anche la scorsa estate, mentre c’erano settori che hanno avuto la possibilità di riprendere a lavorare a pieno regime, il nostro non ha potuto approfittarne perché quello è un periodo di saldi, dove il margine di guadagno è minimo. Il nostro, insomma, è uno dei comparti oggettivamente più colpiti dalle ricadute economiche della pandemia. E nessuno può negarlo. Ci è stato chiesto di mettere in regola le nostre attività calibrandole sulle normative anti covid. E lo abbiamo fatto. Nonostante questo, a dispetto di questo impegno che ha reso e rende i nostri negozi pienamente sicuri, ancora una volta ci hanno fatto chiudere. Noi e poche altre categorie commerciali. Mentre nelle vie e nelle piazze delle nostre città, a dispetto delle restrizioni che sembrano valere solo per alcuni, continuano a registrarsi assembramenti incontrollati. Il governo ha l’obbligo a questo punto di erogare ristori e sostegni immediati e robusti verso chi stia pagando un prezzo altissimo all’emergenza sanitaria».
«Altra richiesta urgente – prosegue Lanza – è quella di una moratoria sugli affitti per i fondi commerciali rimasti chiusi. Non è più sopportabile che, a oltre un anno dall’inizio della pandemia, ci si debba ancora affidare al buonsenso e all’intelligenza dei locatori per trovare un accordo. Al contrario, serve una norma oggettiva e inattaccabile che regolamenti questo aspetto: ormai a essere in ginocchio e a chiudere sono persino i grandi marchi. Si riesce ad immaginare quale sia la situazione per le piccole imprese? Questa situazione non investe solo l’imprenditore titolare di un negozio, ma un’intera filiera di fornitori che a sua volta vede messa a rischio la sua sopravvivenza. In molti, erroneamente, pensano che dietro alla chiusura di un negozio ci sia coinvolta una sola famiglia, quella cioè dell’imprenditore. Ma non è così, perché alla vita di un’attività sono collegate le vite dei dipendenti di quel negozio, delle loro famiglie e di un indotto enorme». —
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