Il Tirreno

Lucca

le testimonianze

Ristoratori allo stremo per le chiusure: «Non siamo noi gli untori»

Rossella Lucchesi
Simona Lucchesi e Daniele Giusti (Antica Drogheria)
◗
Simona Lucchesi e Daniele Giusti (Antica Drogheria)

L’ingresso in zona rossa accentua il malessere tra gli addetti ai lavori che fino a venerdì hanno sperato che la Toscana restasse arancione

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Se i contagi aumentano con i ristoranti chiusi, significa che non siamo noi gli untori e che la causa è da cercarsi altrove». È quello che ripetono i ristoratori di Lucca, stanchi dopo un anno di aperture a singhiozzo che per molti rischia di essere l’anticamera della chiusura definitiva dell’attività. L’ingresso da oggi in zona rossa accentua il malessere tra gli addetti ai lavori che fino a venerdì hanno sperato che la Toscana restasse arancione.

«L’ennesima decisione che ci rimette, in un momento critico e difficile da superare – commenta Samuele Cosentino del ristorante Gli Orti di via Elisa che aggiunge –. Questo alternarsi di colori aumenta le incertezze e la confusione e a pagarne le conseguenze maggiori siamo ancora noi ristoratori che, dati alla mano, possiamo dimostrare di non essere responsabili dell’incremento dei contagi». Cosentino dichiara fallito l’esperimento delle aperture a singhiozzo e propone una prova «forse azzardata, permettendo la riapertura dei ristoranti a pranzo e a cena per tre mesi, nel rispetto delle norme anti Covid, registrando il cliente e provandogli la temperatura prima di sedersi».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.40086938:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40086938:1652950969/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

A Pasqua e Pasquetta i ristoranti lavoreranno solo con consegne a domicilio e asporto. «Le prenotazioni – continua Cosentino – sono soprattutto da clienti abituali, ma lavoriamo per pagare le spese, perché non c’è guadagno». La pensa così anche Stefano De Ranieri, titolare del ristorante Mecenate e dell’osteria Lo Stellario. «Inutili e dannose – dichiara – le restrizioni. Dicono che i ristoranti sono luoghi a rischio contagio, ma non ci si spiega perché si può pranzare in autogrill e mense aziendali e viaggiare sui mezzi pubblici». Il ristoratore di piazza San Francesco precisa che il ritorno dall’arancione al rosso ha procurato seri danni a chi, come lui, si era approvvigionato per vendere panini e prodotti pasquali. «Speriamo di recuperare qualcosa con l’asporto – dice –, proponendo per domenica menu con piatti classici e cestini con assaggi dei nostri prodotti per il picnic in terrazza o in giardino a Pasquetta. L’anno scorso è andata abbastanza bene». È amareggiato De Ranieri che, come molti colleghi, deve fare i conti con i dipendenti in cassa integrazione e le spese che corrono. Ma non si arrende e pensa a festeggiare, a ottobre, i 25 anni di attività. I fratelli Alessandro e Giorgio Narducci sono titolari della pizzeria Sbragia.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.40086937:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40086937:1652950969/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Ci aspettavamo – affermano – questa “tegola rossa” che ci spinge verso il baratro. Lo Stato ci ha messo in ginocchio, siamo allo stremo». Demoralizzati Mario Bini e Beata Kowalska del Piccolo Mondo. «Il futuro – dicono – non promette nulla di buono, con i soldi che scarseggiano perché il lavoro è sempre meno, mentre affitti, tasse e bollette proseguono. Stiamo preparando il menu di Pasqua ma sappiamo che le richieste non risolveranno la moria delle nostre casse, anche perché la gente ha perso il lavoro e tende a risparmiare su tutto».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.40086936:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40086936:1652950968/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Della stessa opinione Francesca Maccari che gestisce la pizzeria Lo Skianto col fratello Piero. «Se dopo un anno siamo a questo punto – afferma – significa che i sacrifici che ci hanno imposto non sono serviti a nulla e che è arrivato il momento di cambiare rotta, facendoci riaprire nel rispetto dei protocolli».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.40086939:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40086939:1652950969/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Sfiduciati anche Simona Lucchesi e Daniele Giusti dell’Antica Drogheria che stanno valutando se aprire a Pasqua con l’asporto: «C’è poca richiesta rischiamo che i costi siano superiori agli incassi. E considerando l’entità irrisoria dei ristori che ci permettono appena di far fronte alle tasse e alle utenze, vedremo cosa fare per non rimetterci».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web