Il Tirreno

Lucca

Fabio Pinelli, ricercatore di imt 

«Il trattamento dei dati deve avvenire in modo etico»

F.S.

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lucca. Un sistema di riconoscimento facciale che memorizza le ordinazioni del cliente, in grado di suggerire delle alternative sulla base dei gusti e delle scelte da lui effettuate in passato. I dettagli sulle modalità di funzionamento del software che utilizzerà McDonald’s ancora non ci sono ma certamente lo sbarco di questa nuova tecnologia basata sull’intelligenza artificiale è destinata ad aprire un dibattito sul tema della privacy e dell’utilizzo dei dati sensibili. «Il riconoscimento facciale funziona grazie all’acquisizione di immagini effettuata tramite telecamera e sensore – spiega Fabio Pinelli, ricercatore dell’Imt di Lucca specializzato in machine learning e analisi dei dati – che riescono a catturare le caratteristiche peculiari dei volti e da queste sono in grado di risalire alla persona. Da quello che poi è un “identificativo unico” riescono ad accedere ai dati associati alla persona. Il meccanismo è lo stesso del riconoscimento facciale previsto negli smartphone». Quindi il cliente si troverà probabilmente davanti a una sorta di totem con telecamera integrata dal quale sarà possibile, dopo il riconoscimento facciale, ordinare e pagare hamburger e patatine con pochi clic. «Associati al volto e di conseguenza alla persona ci saranno i dati sugli acquisti effettuati nei vari ristoranti del McDonald’s – continua Pinelli – e poi dei metodi per capire i gusti. Ad esempio chi in Europa di solito ordina il pollo se va in Cina probabilmente acquisterà un altro panino. Tutto questo si ottiene tramite degli algoritmi di profilazione che identificano comportamenti simili tra i clienti che possono essere utilizzati per cercare di soddisfare al meglio le esigenze del cliente che rientra in un determinato profilo». Questo chiaramente porta a una riflessione sulla privacy ma anche sul trattamento dei dati personali. «Ha delle implicazioni di tipo etico – conferma il ricercatore – che possono essere rilevanti se non adeguatamente trattate. Mi immagino che il loyalty program di McDonald’s, ovvero il programma fedeltà preveda un mio account salvato sui loro sistemi e nello stesso modo in cui posso dare il consenso alla profilazione, al geomarketing, ecc... sia possibile anche abilitare il riconoscimento facciale. Bisogna vedere come è trattato il dato – aggiunge – essere sicuri che gli algoritmi garantiscano il rispetto della privacy, che non venga ceduto a terzi e che venga trattato in maniera anonima. Chi analizza i dati non deve essere in grado di risalire all’identità dei singoli clienti ma può sapere che a un certo cliente piace un determinato panino». C’è poi anche la possibilità che si verifichi il cosiddetto data breach, ovvero la violazione dei dati personali e la loro diffusione non autorizzata. «Questo può succedere nei sistemi informatici – conclude – ma quello del viso è un dato ancora più sensibile. Bisogna che sia garantito che tutto avvenga in maniera etica nei limiti dell’essere all’interno di un’azienda: è necessario trovare un compromesso fra il business e il rispetto dei dati della persona». —

F.S.

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