Gioco
Bancarotta fraudolenta chiede il rito abbreviato il farmacista Italo Lemmi
Per il crac di circa trenta milioni datato marzo 2015 il principale imputato ammette le sue responsabilità
CASTELNUOVO. Un buco, quello del gruppo Farmacie Lemmi, che ammontava a circa trenta milioni.
Oltre alla massa debitoria che superava i dodici milioni nel caso delle «Farmacie Lemmi sas» le altre due società del gruppo, dichiarate fallite a marzo 2015 dopo aver accumulato debiti per un totale di 18 milioni di euro, erano la «Diadema sas», che comprende le farmacie di Marlia e Gallicano, e l'Antica Farmacia di Lonate nella provincia di Varese.
Sono passati sei anni da quel crac plurimilionario con i giudici del tribunale fallimentare (presidente Giulio Giuntoli, Giacomo Lucente e Carmine Capozzi) che respinsero la proposta di concordato preventivo sostanzialmente per l'opposizione di due creditori: la Cdf spa e la Comifar Distribuzione spa.
E proprio l’altra mattina il fascicolo è finito sul tavolo del giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Enrico Corucci che aveva preso in eredità l’indagine dal collega Aldo Ingangi ormai da diversi mesi trasferito ad Eurojust.
Il dottor Italo Lemmi, 52 anni, farmacista, residente a Castelnuovo Garfagnana e che attualmente lavora come dipendente in una farmacia nella provincia di Pistoia, è il principale imputato dell’inchiesta.
Nei suoi confronti l’accusa è di bancarotta fraudolenta e per distrazione ed è ritenuto dai magistrati il dominus del crac milionario che portò alla chiusura di nove punti vendita a Villa Collemandina, Coreglia, Pian di Coreglia, Piazza al Serchio, Castelnuovo, Fosciandora, Gallicano, Marlia e Lonate Pozzolo (Varese), tre depositi controllati a Castelnuovo Garfagnana, Marlia e Gallarate oltre al centro direzionale e amministrativo in via Nicola Fabrizi a Castelnuovo.
Davanti al giudice dell’udienza preliminare, Italo Lemmi ha ammesso le sue responsabilità e soprattutto ha chiesto di poter usufruire di un rito alternativo (un abbreviato condizionato) dichiarandosi sostanzialmente disponibile ad accollarsi le responsabilità che attualmente sono in capo ad altri soggetti indagati in relazione al clamoroso crac. Un modo per sgravare dalle responsabilità altre tre persone finite sotto la lente d’ingrandimento del giudice. Tra l’altro, almeno inizialmente, era stata paventata l’ipotesi che parte del denaro non contabilizzato fosse stato trasferito in una banca svizzera dallo stesso Lemmi. Un professionista che, stando all’accusa, conduceva un alto tenore di vita con abbigliamento realizzato su misura e spese importanti per viaggi e trasferte di lavoro.
Un fallimento che creò una serie di gravi problemi occupazionali con 49 posti di lavoro in pericolo: ventuno per le «Farmacie Lemmi sas», diciotto per la «Diadema sas» e tre per l'Antica Farmacia di Lonate. Alcuni di loro persero il lavoro e furono costretti a trovarsi un’altra occupazione in altre farmacie.
Il 21 giugno è stata fissata di fronte al giudice Aracri una nuova udienza dove verrà definita meglio l’istanza di abbreviato per poi chiudere il procedimento in udienza camerale.
ll fallimento Lemmi fu il primo che coinvolse una serie di farmacie in Lucchesia. Molte furono vendute all’asta e qualcuna chiuse i battenti. Ci fu una controversia piuttosto accesa con l’ex titolare della farmacia di Lonate Pozzolo (Varese) che alla fine si risolse positivamente con la vendita all'asta dell'Antica Farmacia che faceva parte della galassia delle farmacie Lemmi. Originariamente la cessione della licenza era stimata in due milioni di euro. Ma all'asta fallimentare venne aggiudicata da un farmacista di Novara per 765mila euro. —
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