Il Tirreno

Lucca

botta e risposta 

Lazzarini incalza sul fondo «Servono subito garanzie sul futuro dell’immobile»

Lazzarini incalza sul fondo «Servono subito garanzie sul futuro dell’immobile»

L’esponente del comitato cittadino si riallaccia alle affermazioni della società che vuole realizzare il progetto con l’ente lucchese

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lucca. Botta e risposta su funzione e natura del fondo che, secondo il progetto di Coima Sgr e Fondazione Cassa di risparmio, sarà creato per il project financing della Manifattura sud. «Coima Sgr ricopre il ruolo di gestore del fondo, il cui unico beneficiario economico è la Fondazione Crl. Il fondo immobiliare è un patrimonio autonomo e separato, istituito per condurre l’investimento. I benefici economici ricadono solo nella sfera patrimoniale della Fondazione. Al termine della durata del fondo, il regolamento di gestione prevede che tutti i beni che lo compongono entreranno nel patrimonio della Fondazione». Così puntualizza Coima, dopo interventi in cui il comitato “Salviamo la Manifattura” sosteneva che la Manifattura sarebbe entrata nel patrimonio del fondo . Coima smentisce questa possibilità: «La Fondazione rimane unico beneficiario economico del fondo e del relativo patrimonio. Il fondo non è speculativo».

Risponde a queste affermazioni di Coima Giorgio Angelo Lazzarini, per il comitato “Salviamo la Manifattura”.

«Quando al “Found Urban Regeneration Fund II” le precisazioni di Coima sulla proprietà, come inquadrata dalla giurisprudenza, ripetono quanto da noi riportato – dice –. Siamo concordi che la società di gestione del fondo (Coima Sgr) sarà intestataria dell’immobile perché il fondo chiuso non ha personalità giuridica. Ma che la Fondazione sia beneficiaria del fondo non è decisivo sul dire che la Manifattura sarà della Fondazione Crl. Non è a chi spettano i rendimenti, ma a chi spetta la gestione della ristrutturazione e dell’immobile che è qualificante per definirsi dominus dell’immobile, per ciò che interessa la città».

Lazzarini sottolinea poi che «in un fondo chiuso la gestione non spetta al o ai beneficiari ma all’operatore professionale che lo gestisce. Il fatto che sia unico o meno non conferisce al/ai beneficiario/i poteri gestori che spettano alla società di gestione. La Fondazione Crl è per regolamento unico partecipante ora e in futuro, o solo di maggioranza? Se poi vi fossero scritture che limitano il potere gestorio, dovrebbero essere rese note al Comune».

Altra questione, prosegue, «è se il fondo sia o meno un istituto giuridico speculativo. La limitazione dei rendimenti più volte dichiarata dovrebbe essere esibita con documenti. Nei regolamenti di fondi chiusi, è riportato un articolo che chiarisce come l’investimento sia ad alto rischio, perché la società di gestione non può assicurare lo scopo del rendimento del fondo né il mantenimento del capitale investito. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere giudicato rispetto allo statuto della Fondazione».

Quando alla destinazione dell’immobile, Lazzarini precisa: «Se è vero, come dice Coima, che terminato il fondo, il suo patrimonio può essere assegnato ai partecipanti, è pur vero che niente può limitare l’alienazione dell’immobile qualora vi fosse convenienza a farlo, anche prima della scadenza, la qual cosa porrebbe problemi sull’affermazione che la Manifattura sarà della Fondazione Crl. Scopo di un fondo chiuso è aumentare il valore iniziale del patrimonio, ripartendone poi il risultato di gestione ottenuto sia tramite la messa a reddito che lo smobilizzo di investimenti. Se vi fossero patti contrari alla normalità, sarebbe importante che fossero resi noti almeno al Comune. Unica cosa certa oggi – conclude – è che l’immobile entrerà nel patrimonio della costituenda società di project con la contribuzione del Comune. Esiste qualche patto che obblighi la costituenda società di project a cederlo al Found Urban Regeneration Fund II? Ad oggi non è dato saperlo». —

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