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solidarietà 

Decine di donne donano i propri capelli per aiutare le pazienti oncologiche

Francesco Cosimini BARGA.
Decine di donne donano i propri capelli per aiutare le pazienti oncologiche

Sono state quarantacinque da dicembre, ottanta da settembre. L’iniziativa di due associazioni ha fatto il boom a Barga 

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In un salone di bellezza hanno fatto raccogliere i lunghi capelli in una treccia. Così, stretti, le forbici hanno potuto più facilmente tagliarli. Erano tutte emozionate, le donne della Valle che hanno scelto di cambiare radicalmente look, non per vanità, ma per essere generose. Donando almeno 25 centimetri della loro chioma per aiutare pazienti oncologiche che non possono acquistare una parrucca. È una bella storia di solidarietà, portata alla luce da “Il bello è nella coda”, progetto dell’associazione garfagnina “Il ritrovo di Roberta”, impegnata nella campagna contro il tumore al seno. Dal 2018, donando i propri capelli, tante donne ne stanno aiutando tante altre. L’associazione “Un angelo per capello” è quella che raccoglie i capelli per darli a un’azienda specializzata nella produzione di parrucche organiche la quale in cambio “restituisce” due parrucche in fibre sintetiche da consegnare gratis, a chi la richiede su www.unangelopercapello.it.

A dicembre 2020 c’è stato un picco di donazioni, grazie alla promozione dei saloni di Barga e della commissione pari opportunità, anche sulla pagina social del gruppo guidato da Sonia Ercolini. È stato un successo inaspettato. Spiega Catia Donati, che sei anni fa fondò “Il ritrovo di Roberta”, che «da dicembre sono già state donate 45 code di capelli. Addirittura ottanta da settembre – prosegue –. In questi giorni saranno spedite all’associazione “Un angelo per capello”. Barga, grazie alla sua commissione pari opportunità ha fatto un lavoro magnifico».

E le donatrici? Spesso sono donne che da tempo cercavano un buon motivo per tagliare i propri capelli senza però trovare il coraggio necessario. Ma una volta conosciuto il progetto, allora ecco che la decisione viene presa con naturalezza,

Così è stato per Giulia Colombani, ex vicepresidente della commissione pari opportunità di barga. Anche lei s’è sempre detta: «Quando mi taglierò i capelli, li donerò a chi servono». Perciò, ecco l’addio alla sua chioma, da tempo lunga «quasi ai fianchi». Dopo la treccia di «almeno 25 centimetri», oggi porta un’acconciatura alle spalle. «Sono rimasta contenta e in un certo senso sollevata: perché era un gesto di solidarietà che volevo fare da tempo e m’ha fatto sentire utile».

Katia Cosimini, cantante e attrice, ha donato «sui trenta centimetri». Sfoggiando un taglio corto e di tendenza, è sicura che la sua scelta «ha contribuito a regalare un sorriso a chi ne ha bisogno». Racconta la propria esperienza, affinché «possa contribuire ad aumentare la donazione di trecce».

Docente alle superiori e pittrice, Paola Marchi ha regalato 35 centimetri. «È stata un’emozione gigantesca – spiega –. Mi sono commossa. È stata una bella esperienza e la rifarei. Perché, sapendo che la treccia è andata a chi ne ha bisogno, sono contenta di averla tagliata. Ho capito che donare è proprio bello».

L’ultima testimonianza è di Sabrina Moni: biologa in un’azienda farmaceutica, consigliera di maggioranza a Barga. Arrivavano «in fondo alla schiena» i suoi folti capelli, da lei definiti «il mio motivo d’orgoglio. Mi sono detta: perché non condividere questa fortuna. E così ho tagliato e ceduto una treccia di 33 centimetri». Per Sabrina «un dono fatto con cura, sensato, uno di quelli che ti mostra la soddisfazione di chi lo scarta: ecco qual è il tuo regalo».

Lo rifarebbe? «Se li riavessi lunghi, donerei anche domani. Perché una donna che in seguito alle cure, ai trattamenti, sente la necessità di fare il passo di indossare una parrucca, è giusto che abbia la possibilità di farlo». —



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