La protesta
«Sofidel vede crescere gli utili ma non firma l’integrativo»
Cgil, Cisl e Ugl commentano la presentazione del bilancio consolidato dell’azienda «Abbiamo contribuito a quei risultati, ora vorrà tornare al tavolo della trattativa?»
PORCARI. La presentazione del Gruppo Sofidel del bilancio consolidato, bilancio che ha fatto registrare una netta crescita in tutti gli indici. Lo è anche per i dipendenti dell’azienda cartaria, anche se quei dati, dal loro punto di vista, fanno a pugni con l’atteggiamento tenuto nei loro confronti. Va in questo senso l’intervento/commento dei sindacati dedicato appunto ai conti di Sofidel.
«L’azienda ha centrato un risultato incredibile, con gli oltre due miliardi di fatturato realizzati nel 2020. Vivissimi complimenti – si legge nella nota, una sorta di lettera aperta all’azienda, sottoscritta dalla Rsu e dai sindacalisti Simone Tesi della Slc Cgil, Fabio Guerri della Fistel Cisl e Marco Visibelli della Ugl Chimici – avete chiuso il 2020, con una crescita decisa dei volumi, del fatturato e dei margini operativi netti, migliorando sensibilmente le già positive performance del 2019. Come avranno fatto? Sarà stata la domanda di tutti quelli che hanno letto questa notizia. A questa domanda sanno rispondere i lavoratori che hanno consentito e stanno consentendo all’azienda di continuare a produrre e su quella produzione vendere e fare ricavi. Eppure per loro non si spendono parole significative, forse perché si ritiene sufficiente la sola contropartita della retribuzione. E anche lì: quel fatturato consentirà di redistribuire secondo un meccanismo interno stabilito dall’azienda delle migliaia di euro a tutti i dipendenti, ma non a quelli della produzione. Per loro, se e quando va bene, come l’anno appena passato, c’è, al massimo, qualche centinaia di euro. E stiano contenti Non c’erano, però, i soldi per rinnovare il contratto delle festività, nel 2019, quando stavano già macinando quel fatturato e quegli utili che, all’inizio dell’anno successivo, prima della pandemia, sventolarono su tutta la stampa. Non ci sono i soldi per rinnovare il contratto integrativo, secondo le richieste avanzate dai lavoratori per mezzo del sindacato. Però si vantano 2 miliardi e 173 milioni di vendite nette realizzate nel 2020. Però l’azienda paga ciò che lei ha offerto e così si ritiene apposto: “Voi la nostra offerta non l’avete ritenuta sufficiente, ma anche senza il contratto, noi i soldi che vi volevamo dare ve li riconosciamo”. E così ci si sente apposto, si trascura il fatto che da dicembre oltre 300 lavoratori stiano scioperando e si stiano privando di una parte della retribuzione, per ottenere condizioni più dignitose che l’azienda si può tranquillamente permettere. “Ma io ho pagato”, sostiene l’azienda. Così ci si tranquillizza: provano a tranquillizzarsi i dirigenti, prova a tranquillizzarsi la proprietà. I soldi che loro ci danno servono a loro, per provare a non sentire il rumore della protesta di tutti i lavoratori; per provare a non interrogarsi sulle ragioni che li muovono. È così che la coscienza si mette a posto?».
«È bene che sappiate – chiudono i sindacati – che il problema, questa vertenza, non si risolve con i soldi che voi ci date: i soldi che i lavoratori vogliono sono i soldi del contratto integrativo che abbiamo chiesto di sottoscrivere, tenendo conto delle richieste avanzate. L’azienda vuole tornare o no al tavolo della trattativa per chiudere l’accordo? Non dica che non ha le condizioni. Non ci crederebbe nessuno». —
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