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san pellegrino in alpe  

La testa del santo si è spostata la scoperta alla fine della Messa

Luigi Spinosi
La testa del santo si è spostata la scoperta alla fine della Messa

Il parroco don Fulvio Calloni: «Sul momento siamo rimasti tutti impressionati ma credo che si sia trattato di un fatto naturale, non è la prima volta che accade» 

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Luigi Spinosi

SAN PELLEGRINO IN ALPE. La scoperta è stata fatta alla fine della messa pomeridiana di domenica 21 febbraio. Il parroco, don Fulvio Calloni, a fine cerimonia, come avviene spesso, si era fermato a parlare con i fedeli a proposito di alcuni interventi da fare alla chiesa.

Il gruppo di persone si trovava attorno al tempietto realizzato nel XV secolo dallo scultore Matteo Civitali per ospitare le spoglie dei santi Pellegrino e Bianco. È stato in quel momento che, dando uno sguardo alla teca in vetro che ospita i resti mummificati del santo che dà il nome al paese, è stato notato qualcosa di diverso dal solito. La testa di San Pellegrino era infatti in una posizione diversa dal solito: non dritta, con il volto verso il cielo, ma girata su un lato.

Del fatto è stato immediatamente informato il vescovo monsignor Paolo Giulietti, mentre in tanti si sono interrogati sul cosa potesse essere accaduto, sul perché e sull’eventuale significato di quel cambiamento. Non si è gridato al miracolo, le possibili spiegazioni potrebbero essere diverse, a partire da un lieve movimento tellurico. Non dimentichiamoci che siamo in zona fortemente sismica, e giusto il giorno prima un terremoto di magnitudo 3,1 (quindi non fortissimo, ma nemmeno troppo debole) era stato registrato a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, che è si lontano, ma che si trova sulla stessa faglia che attraversa tutto l’Appennino Tosco-Emiliano. Così come le violente escursioni termiche di questo periodo potrebbero essere all’origine dell’accaduto («Quel giorno – racconta don Fulvio – quando ho celebrato messa davanti a una ventina di coraggiosi, eranosette gradi sotto zero, e di notte si erano taccati i meno 20»).

Però in tanti hanno visto lo stesso in quanto era accaduto una sorta di messaggio. A memoria d’uomo, infatti, un episodio del genere si era verificato solo in altre due occasioni: la prima nel 1939, la seconda in tempi molto più recenti, nel 2013. In due circostanze molto diverse: nel 1939 aveva preceduto di pochi mesi la tragedia della seconda guerra mondiale, nel 2013, invece, aveva seguito (e probabilmente ne era stata una conseguenza) lo sciame sismico che seguì al forte terremoto del 25 gennaio. Insomma, a voler interpretare quanto accaduto come un segno, facendosi trascinare emozioni, in un caso precedette un evento drammatico, nell’altro invece segnò la fine di un periodo di grande preoccupazione (e, visto il momento che stiamo attraversando, questa seconda lettura si rivela la più avvincente).

Nel 2013 fu sempre don Fulvio a risistemare la testa del santo nella corretta posizione.

Ma pur essendo rimasto profondamente impressionato da questo secondo evento il parroco non si è sbilanciato in interpretazioni particolari: «Non gli darei tanto peso – spiega il religioso – era già successo del resto. Certo, lì per lì siamo rimasti tutti un po’ impressionati, ma credo che si sia trattato di un fatto naturale. Se poi vogliamo parlare di segno da interpretare, beh, prendiamolo come un segno benevolo. Credo che quando i santi si rivolgono agli uomini, lo facciano sempre con benevolenza, con un sorriso». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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