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Naspi rifiutata a due dipendenti: la Fiom va all’attacco dell’Inps

Barbara Antoni
Naspi rifiutata a due dipendenti: la Fiom va all’attacco dell’Inps

Il segretario provinciale Rossi: «Bisognerebbe avere più rispetto per i lavoratori». All’origine del blocco, una frase del decreto riguardo l’erogazione dell’indennità

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LUCCA. Naspi bloccata dall’Inps perché le pratiche non erano firmate da tutte le sigle sindacali. Mauro Rossi, segretario provinciale della Fiom, scoperchia la pentola. «Bisognerebbe avere più rispetto per i lavoratori», sbotta. I casi riguardano due lavoratori del settore metalmeccanico, che con il sostegno della Fiom Cgil hanno stipulato l’accordo di uscita con le rispettive aziende, ma che si sono visti rigettare la domanda di Naspi: sono rimasti senza lavoro né indennità di disoccupazione.

«Seppure in periodo di blocco dei licenziamenti dovuto all’emergenza sanitaria – spiega il sindacalista – esistono deroghe, in base all’articolo 14 del decreto 104, per la risoluzione del rapporto di lavoro. La prima deroga si applica in caso di chiusura dell’azienda, la seconda nel caso in cui il lavoratore concordi con il licenziamento e l’azienda sia disposta a incentivarne l’esodo. Il licenziamento avviene in quest’ultimo caso con una transazione e così il dipendente ha diritto alla Naspi. In tutta Italia la Fiom ha fatto degli accordi di questo tipo, con la sola firma del nostro sindacato, e sono stati accettati. Non a Lucca, però. Qui l’Inps si è aggrappato a una frase contenuta nella normativa che anche a livello nazionali è stata confutata: perché anche se l’articolo specifico recita che l’accordo stipulato deve prevedere l’accordo stipulato dalle “organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”, in realtà un parere ufficiale il direttore generale vicario della direzione centrale ammortizzatori sociali dell’Inps ha spiegato che “ai fini della validità dell’accordo collettivo aziendale per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, di rilievo non è la sottoscrizione dell’accordo da parte di tutte le organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, bensì la sottoscrizione dell’accordo medesimo anche da parte di una sola di queste organizzazioni sindacali, nonché l’adesione all’accordo del lavoratore».

Secondo Rossi, «l’Inps di Lucca fa un’elaborazione assurda e cervellotica della normativa. Noi abbiamo inoltrato le due pratiche da due settimane. I lavoratori sono stati licenziati dai primi di gennaio e quindi non percepiscono né stipendio né l’indennità di Naspi. Come è accaduto per le pratiche che abbiamo presentato noi – sottolinea –, potrebbe accadere a quelle presentate da altri sindacati. Credo che si dovrebbe usare più rispetto verso persone che fuoriescono dal ciclo produttivo, per le quali la Naspi è un accompagnamento alla pensione». —

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